Di Pietro: «La frittata è fatta sarà difficile andare avanti»

L’ex Pm: «Siamo come la Cdl, toghe colpite perché indagavano su un potente di Stato»

da Roma

Se davvero Antonio Di Pietro contava di spingere Clemente Mastella alle dimissioni, è rimasto deluso. Il Guardasigilli rimane al suo posto, con la fiducia del premier, e il governo si salva dall’ennesimo passaggio a rischio in Senato. «Non lavoro per farlo cadere, ma per rafforzarlo», spiega il ministro per le Infrastrutture.
Ma di Mastella continua ad essere il grande antagonista. Il «ministro-ombra» della Giustizia, come accusa esasperato il Guardasigilli. L’accusatore che dalle pagine del suo blog gli dice: «Voglio sapere se il ministro della Giustizia vuole la nuova politica o se si sia ridotto ad essere una longa manus di chi vuole bloccare le indagini». E se, criticatissimo, lo stesso De Magistris ha detto in un’intervista di temere ora «pallottole e tritolo», anche Di Pietro fa paralleli pesanti. Dice che bisogna intervenire «prima che sia troppo tardi, prima che “i professionisti delle carte a posto” si rendano colpevoli di qualche mano pesante che a posto mette la vita di qualche magistrato».
Quanto a Mastella, il leader dell’Idv assicura che non c’è alcun un «caso personale», piuttosto una questione politica. Meglio, sui rapporti tra politica e magistratura. E su questa, dal capo dello Stato che è presidente del Csm, è arrivata solo «una garanzia del giorno dopo». Giorgio Napolitano ha detto che «vigilerà» sulla prosecuzione dell’inchiesta Why not, tolta dal procuratore generale a De Magistris dopo l’avvio per volere del Guardasigilli di un processo disciplinare al Csm che potrebbe portare al suo trasferimento. Intervento tardivo, per Di Pietro, perché ormai «la frittata è stata già fatta e sarà difficile andare avanti». Se si arriverà a un’archiviazione «resterà sempre l’ombra di un intervento della politica». Una «macchia».
L’ex-pm di Mani pulite non ha intenzione di spogliarsi delle vesti di paladino della magistratura, come fece della sua toga, passando alla politica. Tra quel che successe a lui e le vicende del pm di Catanzaro che indaga su Mastella e Prodi, Di Pietro vede molte somiglianze. «Da qui a pochi giorni quello che succederà a De Magistris è un po’ quello che è successo a me, verrà riempito a sua volta di avvisi di garanzia. Verrà accusato di vari reati, ora per falso ideologico, ora per abusi. Io fui accusato anche di omicidio per persone che si erano suicidate nel corso della mia inchiesta». Insomma, per Di Pietro, «alla fine succede che la colpa non è di chi commette reati, ma di chi invece cerca di scoprirli» e il governo «rischia di apparire sulla falsariga di quello precedente, che tanto si tratta della casta e quindi non si deve toccare». Si dà l’impressione che quando le indagini «riguardano un potente di Stato, questo sia in grado di mettere in moto meccanismi per toglierle a chi le sta conducendo».
Di Pietro spiega di apprezzare l’atteggiamento di Prodi, quando ha saputo di essere indagato. Ben più di quello di Mastella. Il premier «augurò buon lavoro a De Magistris, sottolineando di non aver nulla da temere». Però, in Consiglio dei ministri lo stesso Prodi ha zittito Di Pietro e sostenuto Mastella. Lui ha dovuto incassare il colpo, ma i senatori dell’Idv fanno sapere di condividere l’interpellanza di Prc e Sd contro la richiesta di trasferimento di De Magistris. E Di Pietro, dal suo blog, chiama tutti a raccolta nel fine settimana, per una manifestazione «in difesa della giustizia e dello Stato di diritto e contro le procedure barbariche di prevaricazione nei confronti dei magistrati che fanno il proprio dovere».