Di Pietro gela la sinistra: io sostengo lo showman

Roma - L’unico che davvero pare non spaventarsi è Antonio Di Pietro. Che quando accoglie l’idea delle liste civiche di Beppe Grillo come «una ventata di novità nel panorama politico italiano» forse torna pure con la mente agli anni di Mani pulite. Quando, un po’ come oggi, la piazza spingeva con forza sulla strada dell’antipolitica. Insomma, l’iniziativa di Grillo, dice il ministro delle Infrastrutture, è «espressione di vera democrazia diretta in quanto partecipazione che nasce dal basso, lasciando al cittadino la libertà di organizzarsi in proprio». E su una linea simile è il leader dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Che dà il «benvenuto» alle liste civiche di Grillo purché s’impegnino su temi verdi come «l’avvio della raccolta differenziata per evitare la costruzione degli inceneritori, nuovi parchi e il no alla privatizzazione dell’acqua».

Per il resto, soprattutto nel centrosinistra, c’è molta freddezza se non preoccupazione. D’altra parte, non è un mistero che la protesta convogliata nel «Vaffa day» peschi voti soprattutto nell’elettorato di centrosinistra: nell’area radicale delusa dall’esperienza governativa, ma pur nel bacino del nascente Partito democratico. Così non è un caso che il segretario dei Ds Piero Fassino si affretti a dire che «non è mandando a quel paese i partiti che si salva l’Italia». Concetto ribadito dal candidato in pectore alla segreteria del Pd Walter Veltroni. Che, pur non chiamando mai direttamente in causa Grillo, è dell’idea che «la sensazione di insofferenza» che «c’è nell’anima del Paese» se «diventa ideologia di contestazione della politica non ha alcun senso». Mentre di «attacco assolutamente infondato» parla il ministro della Salute Livia Turco. E i Ds fanno fronte comune con Rifondazione comunista, tanto che sulla questione interviene anche Fausto Bertinotti. «A far emergere questo tipo di comportamenti - dice il presidente della Camera - è l’assenza delle grandi culture forti della politica». Una situazione, spiega, che «ha disorientato» ed è proprio «da qui che viene la crisi». Con un monito: «Attenti a proteste populistiche, portano a governi tecnocratici».

La piazza - dice invece Gavino Angius, da ieri ufficialmente impegnato nella costruzione di un nuovo partito socialista insieme a Boselli e Spini - «va ascoltata», ma «non è obbligatorio condividerne le idee».
Un certo scetticismo arriva anche dalla Margherita. Secondo il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, infatti, «Beppe Grillo intercetta la volontà di cambiamento e di rinnovamento della politica, ma le proposte con le quali lo fa rischiano di farci passare dalla padella alla brace». Ben più netta la presa di posizione dell’Udeur.

«Grillo - dice il capogruppo alla Camera Mauro Fabris - non ha resistito nemmeno sette giorni per buttare la maschera e scendere in campo anche lui con il suo partito».

Dall’altra parte della barricata, Pier Ferdinando Casini ironizza sui Ds «presi a pesci in faccia». «Nei confronti di Grillo - dice il leader dell’Udc che ricorda quanto fosse “bella, educata e composta” la piazza del Family day - soffrono di una sindrome di Stoccolma». E il senatore di Fi Maurizio Sacconi incalza: «Chi ha invitato Grillo alla festa dell'Unità ai tempi del buon Pci sarebbe stato per la vita cancellato da ogni incarico di responsabilità. La risposta alle insicurezze e alle inefficienze sta solo nella buona politica che sa offrire visione e capacità di decisione, tutto il contrario di un guitto».