Di Pietro: "Inaccettabile l’attacco ai magistrati. Se parlava sul serio deve andarsene"

Il ministro delle Infrastrutture: "Tangentopoli non è mai finita, quel sistema è ancora in piedi"

Roma - Ministro Antonio Di Pietro che emozioni le produce la vicenda Mastella?
"Sul piano personale non posso che esprimere la mia comprensione per chi viene toccato sul piano familiare, com’è stato nel suo caso".

E sul piano politico?
"Ho molto apprezzato le sue dimissioni. Rappresentano un gesto di discontinuità rispetto al passato; rispetto a chi, in situazioni analoghe, è rimasto nel suo incarico. L’applauso di solidarietà della Camera, però, lo ritengo un applauso “da casta”. L’immagine di un Parlamento sporco, delegittimato. Una cosa, però, la trovo inaccettabile".

Quale?
"Il passaggio parlamentare. In quell’intervento ha attaccato la magistratura. L’ha accusata di perseguire “fini non legittimi”, di usare la giustizia “ad orologeria”. Ma come si possono dire cose del genere? Non si possono dire in assoluto, ancora di più parole del genere non le può pronunciare chi è ministro della Giustizia. È un discorso eversivo".

Ma aveva appena annunciato le sue dimissioni, quindi non lo era più...
"Sì, ma bisogna capire che bisogna difendersi nel processo, non dal processo. Cosa alla quale ci hanno abituato Craxi e Berlusconi...".

Approfondire argomenti del genere ci porterebbe lontano dall’intervista. Tornando a Mastella, lei ritiene quindi che non dovrebbe accettare l’invito di Prodi a restare al governo...
"La solidarietà di Prodi la ritengo un errore politico. Comunque, è evidente che dopo le parole di Mastella contro la magistratura, il suo ruolo è incompatibile con quello di ministro della Giustizia. Soprattutto lo è se il suo era un ragionamento meditato e ponderato. Diverso è se il suo discorso alla Camera è stato uno scatto d’impeto. Ecco, mi auguro che il suo intervento sia stato un atto d’ira, altrimenti sarebbe incompatibile".

Insomma, secondo lei Mastella farebbe meglio a confermare le dimissioni o ad accettare l’invito di Prodi?
"Personalmente mi auguro, anzi spero, che, se dovesse restare, Mastella riconoscesse che quelle pronunciate in Parlamento erano e sono parole “dal sen fuggito”".

Ministro, i magistrati che indagano dicono che c’era una rete di connivenze politiche ed amministrative in Campania...
"Non conosco l’indagine, non mi voglio pronunciare...".

Secondo lei, siamo in presenza di un’altra Tangentopoli?
"Ripeto, non conosco l’indagine, e quindi non mi pronuncio in merito. Se, in termini generici ed assoluti, mi chiede se Tangentopoli è finita, le rispondo di no: Tangentopoli non è mai finita. Ed i magistrati che indagano non possono che arrivare sempre e soltanto il giorno dopo".

Perché non è finita?
"Perché il problema della politica è un problema dell’etica. E spesso i politici confondono interessi collettivi con interessi personali. Per questo dico che Tangentopoli non è finita".

Detto da lei... E come si riconosce e distingue la nuova Tangentopoli?
"Ai tempi di Mani Pulite c’erano le tangenti. Oggi ci sono le lottizzazioni fatte a fini politici".