Di Pietro jr pigliatutto: ora fa il boss in Molise

Il figlio Cristiano scavalca il coordinatore regionale che minaccia di passare al Pd: da lui niente ordini. Il figlio dell'ex pm è sia capogruppo in Provincia sia amministratore comunale a Montenero. A Napoli direttore generale da 115mila euro: <strong><a href="/a.pic1?ID=300227">così i dipietristi aiutano gli amici</a></strong>

Roma - «È meje n’ann da sindac ch dic de ’bbon annat» (meglio un anno da sindaco che dieci di buona annata). Il proverbio di Montenero di Bisaccia calza a pennello a Cristiano Di Pietro, alias Di Pietro jr, il figlio di primo letto del grande capo Idv. Oddio, non è ancora sindaco, ma se volesse troverebbe pochi ostacoli. Perché è lui l’astro nascente del partito e il nuovo «boss» Idv in Molise, la terra natale dei Di Pietro che con l’Italia dei valori nell’aprile del 2006 lì hanno fatto il botto, stracciando il povero Pd 31 (per cento) a 17.

L’inizio di una signoria incontrastata e, per il figlio dell’ex ministro delle Infrastrutture, un’autostrada verso il potere. Attualmente Di Pietro jr, 34 anni, è consigliere provinciale Idv a Campobasso, naturalmente capogruppo, consigliere comunale a Montenero di Bisaccia, dipietropoli, e sicuro candidato alle regionali del 2011. In più è di fatto il coordinatore ombra dell’Idv nella regione, nel senso che un coordinatore ufficiale c’era, il senatore Giuseppe Astore (ex dc di lunga esperienza politica), ma si è dimesso proprio per via del pupillo. Ora al suo posto c’è un coordinatore più allineato (ma un importante esponente dell’Idv corregge: «appiattito»). Tanto che il senatore Astore - sussurrano ancora nella sede molisana dell’Idv - starebbe meditando il passaggio al Pd.

Tutto merito di Di Pietro jr e della sua gestione oligarchica della crisi alla Provincia di Campobasso, qualche mese fa. Lì è successo l’inverosimile. Un mercato delle vacche, finito con un presidente che è formalmente ancora nel Pd ma non è sostenuto dal Pd, ma dall’Idv che regge la maggioranza avendo fatto cambiare cassacca a due ex Udc. Tra questi si segnala l’ex sindaco di Guardalfiera, Remo Grande, famoso perché a Report si vantò di aver fatto incetta di fondi post-terremoto, perché il sisma è «un’occasione da sfruttare tutti, tutti». Ora, con il ribaltone «risolto» da Cristiano Di Pietro, si è guadagnato la poltrona di presidente del consiglio provinciale.

Tutti magheggi politici che portano la firma di Di Pietro jr, ex poliziotto colpito dalla passione politica, senza mai interpellare il coordinatore regionale Astore che ha sbattuto la porta: «Posso accettare divieti da Di Pietro, ma non da suo figlio...», fu lo sfogo. Risposta di Cristiano: «Chi detta linee politiche diverse da quella indicata dai vertici nazionali del partito parla a titolo personale». In altre parole: con noi o contro di noi. In una lettera durissima al leader dell’Idv Astore denunciò il rischio di una «diarchia» famigliare nel partito e la necessità di «aprire una nuova fase di pluralismo e di crescita dal basso della classe dirigente» dell’Idv. Un appello che ha trovato molti d’accordo dentro il partito.

Ma poi da consigliere provinciale Di Pietro jr. cosa fa esattamente? Il suo motto è «Comuni più trasparenti». E per metterlo in pratica, si è messo a filmare i consigli provinciali con una videocamera per poi pubblicarli su Youtube, altra passione che condivide col papà. Peccato che la Provincia di Campobasso non brilli molto per trasparenza. Un’inchiesta del locale PrimapaginaMolise ha scoperto come sia proprio quell’amministrazione una delle poche in Italia a non pubblicare il bilancio annuale, venendo meno al suo stesso Regolamento di contabilità.

Tempo fa poi Di Pietro jr si era speso per il parco eolico al largo di Termoli. Da quelle parti tutti ricordano le promesse che eroicamente riuscì a strappare, con tanto di stretta di mano e foto istituzionali, all’allora ministro delle Infrastrutture. Suo padre. Insomma in Molise i Di Pietro fanno sentire il loro peso, eccome. Nel cda della Autostrade del Molise qualche mese fa è entrato l’ingegner Gaetano Nigro, uomo di Di Pietro, candidato dell’Idv nel 2001. Il figlio invece per ora si limita ai palazzi del potere, dove è la longa manus del papà. E il papà si interessa amorevolmente del primogenito. Qualcuno ancora ricorda quel suo trasferimento rapidissimo, inverosimile per un normale poliziotto, dalla questura di Bergamo a quella di Vasto, a pochi chilometri da casa. Ci fu un’interrogazione parlamentare di An per sapere se non ci fosse stata di mezzo una raccomandazione del padre, visto che «l’organico della questura di Vasto è già al completo - sostenevano i deputati Gasparri e Ascierto di An - e che il trasferimento ha creato un giusto risentimento dei primi in graduatoria» scavalcati da Di Pietro jr. Per non andare ancor più indietro, al famigerato esame di maturità da privatista (a 22 anni) del pluribocciato studente Cristiano, figlio dell’allora ministro dei Lavori pubblici. Un nugolo di giornalisti fuori dall’istituto industriale di Pratola Peligna (Aq) per vedere l’esame, ma niente, tutto bloccato da un’ordinanza del preside, anche se la prova orale dovrebbe essere pubblica. «Esame chiuso al pubblico». Motivi? Solo di sicurezza, ovviamente.