Di Pietro jr si dimette, ora tocca anche a Tonino

Il &quot;delfino&quot; si dimette dal partito: &quot;Io, un appestato&quot;. Però resta consigliere a Campobasso nel gruppo misto. Quando Cristiano esultava: <strong><a href="/a.pic1?ID=317536">papà, devi arrestarli tutti</a></strong>. Idv: <a href="/a.pic1?ID=317539"><strong>un partito di personaggi ambigui </strong></a>

Roma E alla fine il «dipietrino» getta la spugna. Non tutta, solo per metà. Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, tirato in ballo nell’inchiesta napoletana Global Service, dice addio (ma forse è un arrivederci) all’Italia dei valori. Lo fa scrivendo una lettera al partito, che papà pubblica sul suo sito internet, in cui però fa la vittima: «La mia unica colpa? Essere figlio di...». Insomma, Di Pietro jr. sbatte la porta dell’Idv ma piano piano: non sarà più capogruppo al Consiglio provinciale di Campobasso ma la poltrona, be’, quella no. Quella non la lascia affatto: resterà nel parlamentino molisano ma «soltanto» al Gruppo misto.

La strigliata dal babbo che poi però l’ha difeso, la rivolta di militanti ed elettori, la vergogna per essere stato pizzicato a segnalare amici per incarichi manco fosse un Mastella qualunque, alla fine l’hanno convinto: scrivo al partito. «Gentili amici - si legge nella sua lettera - ho fatto e faccio il mio dovere di consigliere comunale e provinciale senza mai aver infranto la legge (ed infatti nessuna autorità giudiziaria mi ha mai mosso alcun rilievo). Eppure mi ritrovo tutti i giorni sbattuto in prima pagina come se fossi un “appestato”». Il delfino di Tonino si sente un tonno infilzato dai media e piagnucola: «La mia unica colpa è quella di essere “figlio di mio padre”: per colpire lui stanno colpendo me, mia moglie ed i miei tre figli, dimenticando che anche noi abbiamo la nostra dignità ed abbiamo il diritto di esistere». Quindi la decisione, forte (dice lui) e estremamente sofferta: «Lascio l’Italia dei valori e ogni incarico di partito ed anche il mio ruolo di capogruppo al Consiglio provinciale di Campobasso, ove mi iscriverò al Gruppo misto. Lo faccio con sofferenza e dispiacere (soprattutto per la disumana ingiustizia che sto patendo) ma non voglio creare imbarazzo alcuno al partito». Stop. Insomma, Cristiano lascia ma non troppo.

Papà Antonio comunque, siccome ogni scarrafone è bello a mamma sua, applaude: «Lo trovo un gesto corretto e per certi versi forse eccessivo visto che non è nemmeno indagato, ma lo rispetto e ne prendo atto». Meno indulgenti i simpatizzanti del partito che inondano di messaggi il sito dell’ex pm. Stefano si rammarica: «Avrebbe dovuto per prima cosa dare le dimissioni da consigliere provinciale... Se si vuole eliminare il malcostume delle raccomandazioni... non puoi rimanere a prendere lo stipendio in quel posto, confidando che le acque si calmino e compiendo una semplice operazione di facciata». Gianluca invece lo inchioda e mette pure le mani avanti: «L’unica colpa non è di “essere figlio di...” ma di aver avuto dei comportamenti comunque scorretti. Piuttosto l’essere “figlio di...” avrebbe dovuto responsabilizzarlo di più evitando di finire in questa stupida situazione, per se stesso in primis, e per il padre subito dopo. In sintesi: apprezzo il gesto ma mi sembra assolutamente dovuto, evitiamo vittimismi per favore, mi sembrano del tutto fuori luogo. E sempre per favore, non facciamo che tra qualche mese rientra nel partito, sennò addio credibilità». Chiarello è sintetico: «Un uomo con le palle avrebbe ammesso che la richiesta di raccomandazione è una pratica eticamente scorretta e moralmente inaccettabile e ne avrebbe pagato le conseguenze dimettendosi da consigliere provinciale e lasciando il partito. Questo invece fa come un Villari qualsiasi e rimane attaccato alla poltrona iscrivendosi al gruppo misto. Delusione e fastidio». Luca attacca pure il babbo: «Dica chi è la persona che l’ha informata, durante lo svolgimento delle indagini, sul fatto che suo figlio era intercettato. Sono un suo sostenitore ma in questo caso seguo quello che diceva Pascal: per migliorare le proprie discipline, bisogna criticarle».

E mentre in quel di Caserta anche il sindaco di Recale, nonché deputato, Americo Porfidia, si autosospende dall’Idv perché coinvolto in un’inchiesta dell’Antimafia di Napoli, pure Marco Travaglio, nell’ultimo sermone del 2008, critica Tonino: «Nel suo come negli altri partiti ci dovrebbe essere immediatamente l’intervento del collegio dei probiviri che decide sanzioni, stabilendo in anticipo cosa rischia chi si comporta in un certo modo. Ci vogliono provvedimenti concreti soprattutto per un partito che vuole presentarsi ai cittadini come un partito diverso dagli altri». Amen.