Di Pietro l’esagitato sferza il Colle: «Napolitano papista, faccia di più»

Tonino richiama il capo dello Stato «ai suoi doveri» per sbloccare l’elezione di Orlando

da Roma

Attaccare il Cavaliere? Non basta più. Tonino Di Pietro alza la posta. E se la prende con il capo dello Stato, definendo il suo comportamento «da papista». Attenzione, però. Il suo, dice, non è un rimprovero. Semmai, un «caldo invito» a «fare qualcosa di più». Sulla Vigilanza Rai, sulla nomina del giudice della Corte costituzionale. Sarà così? Intanto è polemica. E così, dopo gli insulti piovuti sul presidente della Repubblica dal suo No Cav day di piazza Navona - Di Pietro si è poi «dissociato» -, il leader dell’Italia dei Valori stavolta esterna in prima persona. A far scaldare il suo animo, la nuova richiesta di dialogo, rivolta a maggioranza e opposizione, di Giorgio Napolitano («tutti compiano uno sforzo per evitare contrapposizioni pericolose, e tutti mostrino senso della misura e realismo nell’affrontare anche le questioni più spinose»). Siano esse relative al mondo della scuola, della giustizia, della tv pubblica.
Troppo poco, non basta. E Di Pietro va giù pesante. Il presidente della Repubblica, attacca, «dice cose giuste, ma un po’ ovvie, nel senso che dice amatevi e vogliatevi bene. Questo è un comportamento da papista, ma lui deve fare qualcosa di più». Il deputato di Montenero di Bisaccia va pure oltre. E si sofferma su una questione, quella della presidenza della Vigilanza Rai, che sembra «interessata», visto che da mesi non si riesce a far quadrare il cerchio sul nome del suo collega di partito, Leoluca Orlando. Ma tant’è, il numero uno dell’Idv prosegue nel suo «invito-non-rimprovero». «La Commissione non c’è - dichiara ai microfoni di Sky Tg24 - perché i partiti litigano su chi dovrebbe essere il presidente. Anzi, litigano sul fatto che un esponente dell’Italia dei Valori non deve essere il presidente».
Già, sa tanto di «lesa maestà». Ecco perché Napolitano, secondo il suo ragionamento, dovrebbe imporre, già, proprio così, «ai presidenti di Camera e Senato che si faccia una riunione permanente, che non si esca dall’aula fino a che non si è risolto questo problema». «Se non si fanno funzionare gli organi costituzionali, non funziona la democrazia parlamentare del nostro Paese ed il capo dello Stato invece - aggiunge - ha il dovere di far funzionare tutti questi organi».
In ogni caso, il parlamentare molisano tiene a precisare: «Il mio non è un rimprovero, ma un caldo invito». Sarà. Peccato, però, che l’abbiano pensata così solo lui e il suo partito. Nessuno, infatti, lo segue. Tanto che Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, commenta: «Ha sbagliato bersaglio, rivolgendo toni poco rispettosi nei confronti del presidente della Repubblica, la cui moral suasion non si esercita attraverso i lanci di agenzia».