Di Pietro mette all'angolo Bersani: vieni in piazza E lui: andremo allo sciopero con la Camusso

Il Pd è spaccato, Cisl e Uil bocciano l'operato della Cgil, ma Di Pietro rivendica lo sciopero generale e mette alle strette Bersani: "La posizione di attesa del Pd è una istigazione al suicidio politico". Il leader del Pd alla fine cede: "Parteciperemo a tutte le manifestazioni contro la manovra"

Camusso e Landini hanno trovato un alleato, ma di quelli veri. Perché se all'annuncio dello sciopero generale Bersani ha risposto prima no, poi forse e poi sì, se Cisl e Uil hanno accusato il sindacato di fare solo propaganda e se Fioroni e una fronda di riformisti e di quarantenni del Pd ha bollato l'idea come una cosa "irresponsabile", c'è un politico dell'opposizione che non ha dubbi e che presta il fianco al duo Camusso Landini: è Antonio Di Pietro. Un Di Pietro che ha smesso i panni del conciliatore e che, oltre a prestare il fianco, in un'intervista al Fatto quotidiano, rivendica la partecipazione del suo partito allo sciopero generale del 6 settembre e detta l'agenda al segretario democrat, costretto a seguirlo e a inseguirlo e stretto nella morsa tra l'estremismo dei sindacati e i frondisti del suo partito che puntano alla moderazione. 


"Mai come questa volta si deve avere il coraggio di dire da che parte stare", perché adesso, dice il leader Idv, "la priorità è opporsi con tutte le forze all'abrogazione nei fatti dell'articolo 18". Ma il vulcano Di Pietro, oltre ad attaccare Berlusconi definendolo ancora una volta "il male assoluto", ne ha anche e soprattutto per Bersani. "La posizione di attesa del Pd è un'istigazione al suicidio politico. Noi faremo tutte le nostre battaglie all'interno del Parlamento e se non basterà a impedire questo scempio" la nostra protesta si trasferirà nelle piazze.

Ed ecco che dopo il bastone, arriva l'invito di Di Pietro - che sa tanto di circolare sul da farsi - nei confronti del Pd: "Da soli non ce la possiamo fare. Chiediamo al Pd di rompere gli ormeggi e di uscire allo scoperto". E Bersani pare che questi ormeggi li abbia rotti del tutto, compiendo una straordinaria giravolta. Infatti il leader del Pd fino a due giorni fa dichiarava: "Noi siamo un partito che come mille altre volte è presente dove sono le forze sociali e civili ma oggi abbiamo chiarito la nostra preoccupazione principale, cioè che non si disperda la convergenza raggiunta tra le forze sociali con l'accordo del 28 giugno".

Che era un po' una maniera veltroniana di dire: lo sciopero? Sì, ma anche no. Una posizione tattica, quella di Bersani, costretto all'immobilismo per non perdere da un lato l'appoggio dei sei milioni di iscritti al sindacato rosso e per non acuire la spaccatura con la fronda interna al suo partito. Alla fine, il democrat ha rotto gli indugi: "Il 6 settembre, nella piazza della Cgil, il Pd ci sarà. Ma sarà anche nelle altre iniziative che organizzeranno gli altri contro la manovra". Che è sempre un altro modo per dire: "Ci siamo, ma anche no". "Nell'incontro con le forze sociali non ho trovato uno che fosse d'accordo", ha detto il segretario Pd. "Quindi al fianco della Cgil, ma al fianco anche di tutti quelli che organizzeranno iniziative contro la Finanziaria".

Innanzitutto, ha spiegato Bersani, "ci ribelleremo alla decisione di cancellare il 25 aprile, perché un Paese che calpesta il 25 aprile e lo cancella è un Paese che non può avere futuro. Bisogna cancellare la vergogna di una scelta che con l'occasione della Manovra se la prende con le feste civili". "Un governo - ha poi ribadito- dovrebbe avere la barra della situazione, questo governo dovrebbe mostrare di esserci, invece in questo frangente delicatissimo non solo fa delle ingiustizie ma fa anche confusione". La stessa confusione che il leader del Pd sembra avere avuto prima di decidere se fosse opportuno che il suo partito scendesse in piazza con la Camusso, Landini e Vendola. Meno male per lui che in suo soccorso è arrivato Di Pietro, il chiarificatore.