Di Pietro «pianista» ad honorem

Di fronte al fenomeno dei parlamentari «pianisti», Totò Di Pietro l'ha buttata sul penale. Indignato, come sempre, ha tirato su due urli. Uno verso i colpevoli: «Votare per due è truffa perché concorre col titolare della scheda a fargli ottenere la diaria come se fosse presente». L’altro in direzione del presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Lei è pubblico ufficiale, prenda le generalità e trasmetta alle autorità i nomi. Se no, commette reato di omissione».
Questo delizioso siparietto è di tre giorni fa. Lasciamo andare se il «pianismo» sia grave o veniale, malcostume o reato, e andiamo al sodo. Cioè Di Pietro. A parte il solito stile ceppi e manette, l’Incorruttibile dimostra anche questa volta di volere per gli altri ciò che non si applica a lui.
Chi è assente e non vota, non ha diritto alla diaria, dice in sostanza l’eterno pm. Ha ragione. Ma era il meno titolato alla predica, perché lui la diaria la prende in ogni caso. In quanto leader dell'Italia dei valori, Totò rientra infatti nella categoria di quelli che - in base alle regole parlamentari- sono giustificati a prescindere. Che sia in aula o in un autosalone di Mercedes, la sua indennità resta intatta.
Il privilegio dipietresco di oggi è il frutto della lungimiranza di ieri. Ricordate quando Totò rispose picche a Veltroni che gli chiedeva di sciogliere l'Idv nel Pd? Se gli avesse dato retta oggi non sarebbe capopartito e addio diaria automatica. Ma sulle cose di soldi, l'Incorruttibile non lo buggera nessuno. Lo ha dimostrato tutta la sua vita.
Dimentichiamo i prestiti senza interessi, i traffici di auto e case quando era pm. Tralasciamo la legioni di aderenti all'Idv che si è ribellata a Totò per l'oscura gestione dei finanziamenti al partito, da Elio Veltri a Sylos Labini a Giulietto Chiesa. Resta il sopruso fatto ad Achille Occhetto. I due affrontarono insieme le «europee» del 2004, furono eletti e ottennero un rimborso elettorale di 5,5 milioni di euro. Poi litigarono e l'Incorruttibile si tenne l'intero malloppo senza girarne la metà all'ex socio. L’Ue ha aperto un procedimento e il Tribunale di Roma ha emesso in gennaio un decreto ingiuntivo che obbliga la Camera a restituire a Occhetto il maltolto. La Camera, per un malinteso senso di autonomia tra poteri dello Stato, non ha dato seguito all’ingiunzione.
L'Incorruttibile, intanto, fa lo gnorri. Lui che si impanca a ciclo continuo sulla sacralità delle decisioni giudiziarie, quando però lo riguardano, se ne impipa. Paladino della giustizia a corrente alternata fino a quando ci menerai per il naso?