Di Pietro pronto alle dimissioni Liberalizzazioni, scontro Ds-Dl

Il ministro per le Infrastrutture in rotta con l’Unione: «Impegno in tempi brevi o ce ne andiamo tutti». Lanzillotta: l’agenda verrà decisa nelle prossime settimane

da Roma

A Caserta ha mantenuto l’impegno di non creare problemi con i colleghi di governo. Chiusi i riflettori (ma non le polemiche) sul conclave della Reggia, però, Di Pietro torna alla carica. Ed alimenta le tensioni interne alla maggioranza sulle liberalizzazioni. Come d’altra parte fanno anche i Ds con la Margherita. «Infrastrutture, liberalizzazioni e previdenza sono tre azioni di governo di cui non dobbiamo più parlare, ma agire», osserva il ministro delle Infrastrutture alle telecamere di Omnibus su La7. E per essere più chiaro annuncia che o il governo fa le riforme necessarie in tempi brevi, oppure «me ne vado. Non voglio fare la bella statuina che sta a guardare».
E per marcare la differenza con l’ala estrema della maggioranza (quasi a provocarla), il ministro sottolinea che alcune riforme, «anche piccole piccole possono subito essere messe in cantiere». E cita come esempio, rigassificatori, dei porti attrezzati per l’attracco delle grandi navi, tecnologia per i rifiuti solidi al posto dei termovalorizzatori, norme fiscali per scaricare i costi di acquisti e servizi. Insomma, tutti interventi fortemente osteggiati da Verdi, Prc e Comunisti italiani. «Io sono in questo governo per assumermi le mie responsabilità, altrimenti non solo io me ne vado, ce ne andremo tutti quanti».
A conferma di come soltanto Emma Bonino riesca a non vedere lo scontro sulle liberalizzazioni, resta ancora alta la tensione fra Margherita e Ds. A parole, Piero Fassino getta acqua sul fuoco. Ma nei fatti le posizioni fra i due partiti della maggioranza restano distanti. Linda Lanzillotta, ministro per gli Affari regionali (Margherita) per esempio, annuncia che l’agenda delle liberalizzazioni verrà definita nelle prossime settimane da Palazzo Chigi. Facendo così un indiretto riferimento all’attribuzione alla Presidenza del Consiglio di una sorta di «cabina di regia» o di coordinamento in materia. Ed in qualunque caso, fa capire che i tempi del varo della «lenzuolata» di Bersani sulle liberalizzazioni non sono stretti.
La vede in modo diametralmente opposto Piero Fassino. Il leader dei ds annuncia a Porta a Porta che il pacchetto liberalizzazioni messo a punto da Bersani «verrà presentato al Consiglio dei ministri della prossima settimana o al più tardi in quello della settimana successiva». Poi, per provare a smorzare le tensioni con la Margherita, precisa: «Non stiamo litigando con Rutelli sulle liberalizzazioni. È surreale litigare su questo». Per tentare di arginare la polemica sulla «cabina di regia», sottolinea che «certamente la responsabilità spetta a Prodi che è il presidente del Consiglio. Bersani avrà l’intelligenza di coinvolgere i ministri che sono investiti a seconda delle liberalizzazioni di loro competenza».
Insomma, sembra dire Fassino, il ruolo di regista dell’operazione dovrà restare Bersani. Magari con l’accortezza che se vuole introdurre liberalizzazioni in materia di telecomunicazioni, si deve coordinare con Gentiloni. Infatti, lo scontro fra Margherita e Ds sul tema è venuto a galla quando il ministro per lo Sviluppo economico aveva annunciato un intervento sulle ricariche dei telefonini: argomento sul quale stava lavorando Paolo Gentiloni. E per Giulio Tremonti il disegno di legge del governo sulle liberalizzazioni «è velleitario ed incompleto».
Il caos è così grande che Di Pietro finisce per trovarsi dalla stessa parte della barricata anche la cosiddetta Velina rossa, foglio considerato su posizioni vicine a Massimo D’Alema. «Meno slogan e più fatti», scrive. «È giunto il momento di dire basta ai cosiddetti “sceminari”, incomprensibili all’opinione pubblica». E ricorda che in Parlamento ci sono ben dieci leggi delega da approvare, alcune delle quali riguardano proprio le liberalizzazioni. «Come mai non si riesce a raggiungere un accordo per licenziare questi provvedimenti?».