Di Pietro: «Pronto a candidarmi in Lombardia»

LA STRATEGIA «Niente antiberlusconismo, sì al taglio dell’Irap per le piccole imprese»

Il destino del centrosinistra alle prossime elezioni? «Speriamo che in qualche regione ce la caviamo». Il dipietrese spinto e il pessimismo tipico del contadino, per di più molisano, all’inizio prevalgono. Poi torna subito fuori l’Antonio Di Pietro politico. Pronto a vender la merce. A partire dalla sua candidatura a governatore della Lombardia. «Io sono pronto. Se ci sono le condizioni non mi tiro indietro», risponde alla Linea d’ombra di Adriana Santacroce negli studi di Telenova. «Ne ho già parlato con Pierluigi Bersani - racconta -. È segretario da poche ore e mi ha chiesto dieci giorni per cominciare a ragionare. Non è che se penso di vincere mi candido altrimenti no. Ma in una coalizione, il governatore deve essere voluto da tutti». La sfida è di quelle proibitive. «So che è difficile creare una squadra che accetti Di Pietro candidato - ammette -. Ma cominciamo a lavorarci». In mezzo a tante tensioni e alle troppe candidature che fioriscono in questi giorni. Come quella del consigliere regionale del Pd Pippo Civati, giovane emergente in quota alla mozione Marino. «Civati chi?», sibila perfido Di Pietro in un fuori onda, a testimonianza di rapporti non idilliaci con gli «alleati». Come testimonia il «No Cav day» in programma a Roma il prossimo 5 dicembre. «Sarà una manifestazione apartitica - assicura con un po’ di faccia tosta -. Ci saranno molti movimenti compresa l’Italia dei Valori. Il Pd? Il segretario mi ha detto che non vengono. Agli elettori del Pd io dico, ma chi ve lo fa fare di stare a casa?». Insomma la caccia grossa ai voti è già cominciata. Anche se «Pd e Idv possono stare nella stessa famiglia». E già dire che «possono» e non «devono» racconta di come le strade da percorrere siano più di una. «Correre da soli?». È tentato Di Pietro. «Ma come si fa», scrolla la testa. Previsioni? «Speriamo di essere un punto di riferimento per chi è stanco dei soliti partiti. L’8 per cento, il 10, il 15. Non poniamo limiti». E l’Udc che, soprattutto in Lombardia non sembra certo disposta all’alleanza con l’Idv? «Parlano, parlano, ma hanno fatto i conti senza l’oste. Chi vuole allearsi con loro? Non ci pensiamo nemmeno. Proprio loro che qui a Milano stanno col centrodestra e a Roma, invece, fanno l’opposizione. Non ci interessa».
Nell’altro campo, intanto, i sondaggi danno Roberto Formigoni al 56-58 per cento. In grado di vincere tranquillamente al primo turno. Ed è questo il vero problema a sinistra. Trovare un candidato che sia credibile, ma anche disposto ad andare incontro a una sconfitta certa. Sicuramente, dopo l’ottimo risultato nell’ultima corsa alla Provincia, non sarà disposto a dilapidare un capitale di voti e prestigio Filippo Penati. Pronto, caso mai, a correre come capolista del Pd per misurare il suo appeal. E tentare, nel 2011, il colpo grosso con la candidatura a sindaco. Si vedrà.
Nel frattempo Di Pietro promette di cambiare strategia. «Non devo fare antiberlusconismo a tutti i costi. Quando il premier parla di temi concreti come il lavoro e l’occupazione, se fa proposte accettabili io sono pronto ad andare in parlamento e a votarlo». Qualche esempio? «Il taglio dell’Irap che tassa migliaia di piccole e medie imprese che pagano anche sul passivo. La detassazione delle tredicesime, l’estensione della cassa integrazione a 104 settimane. I soldi per realizzarle? Quelli dell’Inps. Sono dei lavoratori e ai lavoratori devono rimanere».