Di Pietro sapeva dei maneggi del figlio

Gli investigatori identificano Cristiano quando, in linea con il provveditore mautone, passa il telefono al padre. E a inchiesta già partita la segreteria del ministro mette di nuovo in contatto il "delfino" e il dirigente trasferito

di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Adesso dice che il figlio ha avuto un comportamento «non corretto». Ma quando Cristiano Di Pietro parlava al telefono con Mario Mautone, papà Di Pietro era lì. Così vicino da farsi passare la cornetta, per parlare lui pure con il provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise. Ti passo papà, ed è così che gli investigatori hanno scoperto che Cristiano era quel Cristiano, il figlio dell’allora ministro alle Infrastrutture.

Era il 22 giugno 2007. Di Pietro junior chiama al telefono Mautone e, prima di chiudere, passa il telefono al padre che deve parlargli per una questione di lavoro. Il resto è il pasticciaccio di questi giorni. Quando un «uccellino» gli sussurra che sul provveditore incombe un’indagine, l’ex pm mette in moto una vasta macchina dei soccorsi per impedire al figlio di farsi troppo male. Dalle informative della Dia depositate due giorni fa tra le seimila pagine dell’inchiesta Magnanapoli emerge l’azione repentina del leader Idv, preoccupato per le relazioni pericolose di Di Pietro junior, che era in rapporti frequenti – e «ambigui», scrive l’Antimafia – con quel dirigente del ministero del padre, al quale chiedeva «cortesie» subito accordate. Ma lo stesso Tonino a inizio 2007 sembra confidare nelle capacità di Mautone. Eq uandosi tratta di nominare i componenti di una commissione di valutazione degli appalti delle società autostradali, per quelle poltrone sceglie due nomi. Il primo è Ugo Luterotti, ingegnere e esponente dell’Idv a Gorizia. Il secondo è proprio il molisano Mautone. In primavera e in estate le allegre conversazioni tra Mautone e Cristiano proseguono, ancora sotto la benedizione di Antonio. L’8 giugno il giovane Di Pietro chiede al provveditore: «Io ho un amico però, ingegnere, che sta a Bologna, volevo sapere se su Bologna c’era la possibilità di trovargli qualche cosa, su Bologna però». Mautone è possibilista: «Adesso vediamo, ci informiamo subito». Poi c’è la telefonata del 22 giugno.

Ancora, il pomeriggio del 2 luglio il delfino del leader Idv ha bisogno di informazioni sugli appalti per le forniture delle caserme. E chiama il «solito» Mario. Cristiano: «Ti volevo parlare un attimino di un paio di questioni qua delle caserme, per quanto riguarda le forniture e così via, per capire come funziona,capito?». Mautone: «Ma in particolare quale caserma?». C: «Pure su quella di Termoli volevo sapere un attimino... chi è che fa l’impianto elettrico, e dove si va a rifornire del materiale? Questo volevo capire un attimino». M:«Vabene, va bene».

Mautone non sente solo Cristiano. Il 14 giugno, per esempio, parla con Nello Formisano, cugino e omonimo del senatore Idv. Il quale spiega al provveditore che Nello («verosimilmente – scrive la Dia – il cugino senatore») vuol dare un segnale «a quello scemo di Manzi» che voleva «andare via dal gruppo». Parlano di Franco Manzi, consigliere regionale Idv. E il «segnale» evidentemente serve a non fargli lasciare il partito. «I due – si legge nell’informativa – decidono di fare un sopralluogo per entrambe le chiese i cui lavori interessano il Manzi, e di effettuare nell’immediato anche quelli di Battipaglia i cui lavori dovranno essere effettuati “in pompa magna”». Ma il clima di «collaborazione» di Mautone con Cristiano e gli altri suoi interlocutori vicini a Di Pietro non è destinato a durare. Il 27 luglio il provveditore parlando con un amico gli dice di aver saputo dal cugino del senatore Formisano che Di Pietro ha intenzione di portarlo a Roma, vicino a lui. Ma non è proprio così. In realtà il ministro, come lui stesso ultimamente ha ammesso, aveva saputo dell’inchiesta. E doveva salvaguardare Cristiano. Così, come prima mossa, prende il provveditore e lo allontana dal figlio. E alle 11.17 dimattina del 29 luglio Mautone chiama Cristiano e lo avverte del suo trasferimento. «Non ne so nulla», replica il giovane, spiegando «di non avere avuto la possibilità di parlarne con il padre». «A questo punto – annotano gli investigatori - cadela linea e qualsiasi tentativo futuro da parte di Mautone di contattare Cristiano risulterà vano in quanto lo stesso non risponderà più alle telefonate del Mautone».

Chi avrà consigliato a Cristiano di sparire? Di certo il senatore Nello Formisano, a dar retta al cugino omonimo, riceve dal ministro l’invito a un incontro di persona, «fa una riunione politica dove chiede ai suoi collaboratori di tenere fuori il figlio perché “ritenuto troppo esposto”».

Per gli investigatori è tutto frutto di una probabile fuga di notizie, e ce n’è abbastanza per capire come mai la procura di Napoli stia valutando se interrogare o meno l’expm per fare luce su chi gli abbia dato la soffiata. E Tonino? Minimizza, ironizza, si autoassegna medaglie per aver trasferito Mautone. Peccato che l’ex provveditore abbia continuato nelle presunte condotte illecite, a dar retta all’ordinanza con cui il gip l’ha fatto arrestare. E peccato che mesi dopo il suo trasferimento, il 15 gennaio, la segreteria del ministro Di Pietro chiami Mautone e lo metta in comunicazione con Cristiano. Il figlio del ministro chiede al dirigente se ci sono novità sulla caserma di Porto Cannone, come ai vecchi tempi. Chissà se papà, nella stanza accanto, sapeva.