Di Pietro scarica Sircana: al suo posto mi sarei dimesso

A Di Pietro proprio non piace «la censura spaventosa» all’informazione del Garante per la privacy. Niente bavaglio ai mass media. E a proposito del portavoce del premier dice dice: «Io, quando venni indagato, mi dimisi...».

Roma - Ad Antonio Di Pietro proprio non piace «la censura spaventosa» all’informazione del Garante per la privacy. Il bavaglio ai mass media, per lui, non dev’esserci. Con tutto ciò che ne consegue, soprattutto per gli uomini delle istituzioni.
Il ministro per le Infrastrutture ricorda, infatti, al portavoce del governo Silvio Sircana, finito nell’inchiesta di Vallettopoli per le ormai famose foto con il transessuale, che «il comportamento di una persona che è ai massimi livelli deve essere irreprensibile». E Di Pietro aggiunge una nota personale, che suona come una critica al comportamento del braccio destro di Romano Prodi: «Io, quando venni indagato, mi dimisi...».
Anche se Sircana non è indagato, né vittima di ricatto come sembra, sembra intendere l’ex magistrato di Tangentopoli, la negativa sovraesposizione di questi giorni dovrebbe consigliargli di seguire la stessa strada.
Il ministro Di Pietro è ospite della trasmissione televisiva Tetris, in onda su La7, e spiega che giudica «il portavoce del presidente del Consiglio per il suo lavoro non per quello che fa sotto le lenzuola». Questo, però, riguarda il suo giudizio personale, ma la valutazione politica va oltre. E per il ministro è necessario soppesare i contraccolpi delle notizie ormai diffuse dai mass media, delle foto pubblicate, del dibattito che da giorni occupa le prime pagine dei quotidiani, dei telegiornali, delle trasmissioni di intrattenimento. Tutte cose, lascia capire il leader dell’Italia dei valori, che forse dovrebbero spingere il nuovo portavoce del governo a lasciare il suo posto a qualcuno meno chiacchierato.
L’ex pm di Mani Pulite poi, sempre in televisione, spiega il suo pensiero sull’intervento dell’Autorità per la privacy e cioè di Francesco Pizzetti, che qualche giorno fa ha vietato la pubblicazione delle imbarazzanti foto di Sircana e, in genere, di tutte quelle che non sono rilevanti per le inchieste giudiziarie e dunque per l’opinione pubblica.
Di Pietro esprime una condanna su tutta la linea: «Il provvedimento del Garante - dice il ministro - non serve a nulla perché, contemporaneamente, dice troppo e troppo poco. È una censura spaventosa».
Che il «caso Sircana» alimenti ormai una specie di tormentone non solo nel mondo dell’informazione ma soprattutto in quello della politica, senza risparmiare appuntamenti ufficiali, lo dimostra anche un piccolo episodio avvenuto ieri. Alla terza convention degli amministratori di Forza Italia, in corso a Fiuggi, Giulio Tremonti ironizza appunto sulla vicenda che ha coinvolto il portavoce di palazzo Chigi, Sircana, in relazione all’inchiesta su Vallettopoli della Procura di Potenza.
In un passaggio del suo intervento dedicato al provvedimento del governo sulle liberalizzazioni, il vicepresidente della Camera e numero due del partito di Silvio Berlusconi parla del decreto sulle liberalizzazioni, appena approvato dalla Camera grazie alla fiducia e ora all’esame del Senato. Tremonti lo definisce «Visco-Bersani o viceversa, dipende da che parte si vede...». E, dopo la pausa, aggiunge maliziosamente: «Non stavo dicendo che è un transdecreto». La platea azzurra del Teatro delle Fonti applaude e ammicca.