Di Pietro scarica Visco: "Si dimetta"

Anche l'Italia dei valori si unisce alle proteste della Cdl e attacca il viceministro dell'Economia: "Grave il suo comportamento"

Roma - «Dimissioni»: Vincenzo Visco non può, non deve, ricoprire un ruolo istituzionale. A chiedere che il viceministro dell’Economia lasci il suo incarico è tutta l’opposizione in modo compatto insieme con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. L’ex magistrato infatti fin dalle prime rivelazioni sul caso Speciale e la sua revoca dal comando delle Fiamme Gialle ha sempre sottolineato la necessità che Visco non avesse più nulla a che fare con la Guardia di finanza. «Che la Procura della Repubblica di Roma si sia espressa, sul caso Visco, parlando di condotta non illecita, ma illegittima, non solleva il viceministro dalla necessità di dimettersi, nel rispetto delle istituzioni e nel tentativo di ritrovare una propria dignità», dice Antonio Borghesi, Idv.

L’esponente del partito di Di Pietro osserva pure che «il comportamento di Visco rimane comunque grave, tanto da rendere necessarie le sue dimissioni, mentre giusto sarebbe che Prodi conservasse direttamente la delega sulla Guardia di finanza». L’ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano di Alleanza Nazionale sottolinea il peso delle valutazioni dei magistrati romani contenute nella richiesta di archiviazione: «la condotta di Visco nel caso Speciale è illegittima e prevaricatrice». Per Mantovanoanche se «ipmritengono che ciò non sia penalmente rilevante» questo non significa che sia anche «politicamente irrilevante ». Di fronte a simili considerazioni il presidente del Consiglio «ha il dovere di porsi una domanda», prosegue Mantovano. «Un viceministro che viola la legge ed esercita indebite pressioni sui vertici diuncorpo di polizia può continuare a rappresentare le istituzioni? Rispondere affermativamente anche in modo implicito, associa l’intero governo nel disprezzo della legge », conclude il senatore di An. All’attacco anche l’ex sottosegretario alla Giustizia, l’azzurra Jole Santelli. «Illegittima, indebita o illecita, comunquela si voglia definire resta il fatto chela condotta tenuta dal vice ministro Visco non è tollerabile per chi rappresenta le istituzioni - dice la Santelli -. Visco avrebbe già dovuto e dovrebbe dimettersi immediatamente ».

Sullo stesso fronte anche i centristi di Pier Ferdinando Casini per i quali interviene il vicepresidente dell’Udc allaCamera, Maurizio Ronconi. «Appare assai impegnativo immaginare che il vice ministro Visco possa impunemente rimanere membro del governo - osserva Ronconi -. Una iniziativa illegittima non è consentita a un membro del governo, e dunque Visco deve immediatamente rassegnare le dimissioni avendo con il suo comportamentodeterminato anche conseguenze inquietanti rispetto alle indagini sull’Unipol». Dunque «se Visco non rassegnerà le dovute dimissioni», non mancherà di intervenire di nuovo il Parlamento «a proporre una iniziativa di sfiducia personale ». Ancora da Forza Italia Osvaldo Napoli sottolinea come la permanenza di Visco possa rinfocolare e dare nuovo vigore a derive populiste che già serpeggiano nel paese. «Se Visco rimane al suo posto avrà fornito un’arma in più al populismo becero dei vari guitti che avvelenano i pozzi della democrazia - dice Napoli -. La battaglia contro l’antipolitica e in difesa della democrazia si conduce recuperando un filo di coerenza a salvaguardia della dignità delle istituzioni. Il viceministro Visco non è stato riconosciuto colpevole, ma le motivazioni della sentenza sono di una chiarezza deflagrante: si è impicciato delle cose interne alla Guardia di finanza, ha fatto pressioni indebite e violato norme specifiche».

Duro il commento dell’azzurra Isabella Bertolini: «Il viceministro dovrebbe dimettersi immediatamente. Condizionare le scelte di un generale della Guardia di finanza per aiutare gli amici di partito non è degno di un rappresentante del Governo della Repubblica italiana. Per evitare il discredito delle istituzioni, Visco faccia responsabilmente un passo indietro e rassegni le sue dimissioni nelle mani del capo dello Stato».