Di Pietro senza pudore: colpa di Berlusconi

RomaIncendiario chi, io? Antonio Di Pietro si riscalda subito: «E adesso vogliono scaricare su di me e quanto è accaduto a Maurizio Belpietro. Questo però è sciacallaggio politico. Piuttosto, si vergognino quelli che cercano di criminalizzare la protesta». Il capo dell’Idv si difende, ma di sicuro non è un buon momento per lui. Il Pdl lo descrive come un seminatore di odio e lo considera politicamente responsabile del brutto clima che si respira. Napolitano da tempo non lo sopporta più. E pure nel Pd, costretto a buoni rapporti con lo scomodo alleato, comincia a venir fuori un certo imbarazzo.
Lui però non si pente, anzi. Già il primo commento a caldo, dopo l’agguato al direttore di Libero, dimostra che non ha nessuna intenzione di abbassare i toni. «Guardate! - grida in piazza della Repubblica, durante la manifestazione dei lavoratori della cantieristica navale - Queste non sono teste matte, non sono terroristi come ora vogliono fare credere quanti approfittano di quel disperato criminale che ha tentato di aggredire Belpietro per scaricare la colpa su chi protesta e su di me». Se in Italia c’è malessere, sostiene, se c’è «disperazione sociale», la responsabilità è «del presidente del Consiglio che pensa solo agli affari propri e delle sue società off-shore».
Certo, ha detto di peggio, anche recentemente. Martedì a Montecitorio ha dato al Cavaliere del «pregiudicato illusionista, stupratore della democrazia». Quando Tartaglia lanciò la Madonnina in faccia al premier, dichiarò che «Berlusconi istiga». Dopo l’aggressione a Marcello Dell’Utri sostenne che bisognava «zittirlo in tutte le piazze». E quando alla festa del Pd degli estremisti tirarono un fumogeno contro il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, lui parlò di «gesto ingiustificabile ma figlio dell’esasperazione».
Ora, secondo Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, «Di Pietro e Grillo dovrebbero riflettere sulle loro parole, il clima politico dipende anche dalle loro espressioni». E per Daniele Capezzone «sta scherzando con il fuoco». Ma l’ex pm non ci sta. «Collegare il tentativo criminale di violenza ai danni di Belpietro al mio discorso alla Camera e, più in generale, all’opposizione portata avanti dall’Italia dei Valori nei confronti del governo Berlusconi, è un intollerabile atto di sciacallaggio politico». Di Pietro infatti considera violenza pure «l’irresponsabile abuso delle istituzioni per sistemare gli affari personali del presidente del Consiglio». Che fare allora? Semplice: «Si trovi la persona che a mano armata a tentato di aggredire il direttore di Libero e la si sbatta in galera. Ma non si pensi che il comportamento di quel criminale possa far passare in cavalleria le malefatte di questo governo». Luigi De Magistris gli dà una mano: «Ridicolo e paradossale criminalizzare l’Idv».
Dunque, niente retromarce. «Gli apprendisti stregoni che stanno in campo - dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera - si fanno anche concorrenza sul piano di chi fa affermazioni più spericolate. L’esempio classico è stato il discorso di Antonio Di Pietro a Montecitorio. E purtroppo vediamo che alcuni hanno volutamente sottovalutato un’episodio che solo per merito della scorta non ha avuto drammatiche conseguenze». E per il senatore del Pdl Estaban Caselli «Di Pietro è il nuovo Savonarola, ha il suo stesso spirito vendicativo e di risentimento».
Ma qualcosa si muove pure tra i democratici. L’europarlamentare Enrico Farinone invita il suo partito «a non seguire l’estremismo verbale del leader Idv che sta conducendo la campagna d’opposizione puntando sull’attacco alle persone invece che sulla proposizione di programmi, una linea che non ci porterebbe da nessuna parte». Paolo Gentiloni si chiede: «Con il Di Pietro che ho sentito alla Camera come possiamo fare un’alleanza?». E Giorgio Merlo, vicepresidente della vigilanza Rai: «Smettiamola di correre dietro a tutti gli estremismi, a cominciare da Di Pietro e soci».