Di Pietro si finge democratico: «Via il mio nome dal simbolo»

RomaOssessionato dallo spettro De Magistris, Di Pietro approfitta del primo congresso nazionale del suo partito per ripensare l’Italia dei valori. La priorità per l’ex pm di Mani pulite è quella di evitare che il suo eurodeputato, forte dell’appoggio di intellettuali, popolo della rete e di pezzi della sinistra radicale, gli scippi la sedia dal sedere. In effetti, a vedere l’ovazione tributata all’ex magistrato ora a Strasburgo dagli oltre 3mila delegati dal congresso c’è da aver paura: cori, applausi, standing ovation «Luigi, Luigi, Luigi».
Ecco la vera spina nel fianco, ecco il più puro che ti epura, ecco l’unico in grado di fare ombra a Tonino. Agli occhi dei più, pulito più di mastro Lindo, «l’incorruttibile» è De Magistris, non Di Pietro. Il quale sa bene che il suo pupillo potrebbe, alla lunga, fargli le scarpe. De Magistris è intransigente, gode di ottima fama tra militanti e simpatizzanti, è già stato individuato come possibile leader, è pompatissimo dagli intellettuali giustizialisti alla Pancho Pardi e alla Flores d’Arcais. Quando Di Pietro parla dello stallo sulla candidatura in Campania, i dipietristi hanno un solo nome in testa e lo gridano a squarciagola «Luigi, Luigi, Luigi».
Luigi per ora non affonda il colpo, aspetta, il duello rimandato nonostante entrambi ufficialmente neghino ogni scontro. De Magistris difende il leader su (quasi, ndr) tutti i fronti, compreso quello delle ombre sul suo passato, imbarazzanti fotografie del «Corriere della Sera» incluse. «Forse diranno che anch’io faccio parte di una cellula di qualche servizio segreto - ironizza per sostenerlo - Magari una cellula cubana visto che io sono più a sinistra di Di Pietro». E in effetti proprio De Magistris, qualche giorno fa, aveva palesato un legame stretto con Vendola e i vendoliani, mandando su tutte le furie Tonino.
A Luigi in realtà piace giocare in proprio e nella sua testa pensa più a un Idv versione Ulivo (con dentro anche la sinistra radicale) piuttosto che a un’alleanza secca col solo Pd. Ma al congresso si ride e si applaude e Tonino si gode la difesa da parte del suo principale avversario interno. Una difesa d’ufficio, pensano in tanti. L’anima intransigente dell’Idv condensata in De Magistris dà una lettura dietrologica dei recenti guai di Tonino: «L’Idv dà fastidio non solo a Berlusconi ma ai poteri forti che stanno preparando il dopo-Berlusconi». Di Pietro, accanto, sorride soddisfatto soprattutto quando l’ex sostituto procuratore di Catanzaro scherza: «Doveva essere la giornata di me contro di Di Pietro. Quando nei giorni scorsi girava voce di un imminente arresto di Tonino gli ho detto: mi costituisco anch’io così litighiamo pure in galera». E giù a ridere.
Rideva meno, Di Pietro, quando De Magistris gli ha garantito l’appoggio con un avvertimento: «Dobbiamo fare squadra e non reprimere il dissenso interno. Cerchiamo di capire, comprendere le cose che non vanno». E di cose che non vanno ce ne sono eccome: opaca gestione del partito, strapotere dei ras locali, imbarco di personaggi troppo chiacchierati, decisioni prese da padre-padrone piuttosto che da leader, alleanze poco chiare in periferia.
Ecco perché Di Pietro, per tenersi stretto un partito dove cresce il malessere e che ha già individuato il prossimo leader, corre ai ripari. Innanzitutto il simbolo: per dribblare l’accusa di protagonismo sbianchetterà il suo nome dal simbolo del partito. Poi le alleanze: basta col fare politica alla giornata ma ricerca di un canale stabile di intesa con il Pd e la sinistra radicale, a patto che questa elimini le sue incrostazioni ideologiche. Un’apertura al popolo viola, alla piazza anti-Cav e ai movimenti, vera e propria benzina nel serbatoio di consensi di De Magistris. E ancora: rivisitazione di alcuni accordi locali per «fare piazza pulita» di quei casi imbarazzanti in cui l’Idv appoggia forze di centro o di centrodestra.
Per non finire sulla ghigliottina della pulizia interna, Di Pietro giura anche che costruirà «una nuova classe dirigente aderente a un codice etico, vero e proprio discrimine per appartenere all’Idv». E pure sulle prossime decisioni politiche sceglie la carta della democrazia interna: «Cosa fare in Campania? Abbiamo tre alternative: non sostenere il candidato del Pd De Luca, che non ci piace, regalando però la Regione a Caldoro e Cosentino; appoggiare De Luca senza condizioni; appoggiarlo ma con alcune condizioni. Queste: si dimetta immediatamente se condannato, azzeri tutte le nomine fatte finora, governi come in una casa di vetro». Sul che fare deciderà il congresso. In conferenza stampa si toglie un sassolino dalla scarpa: «Volevate la democrazia interna? Eccola: pigliatevela».