Di Pietro sotto accusa per truffa allo Stato: «C’è una firma falsa»

Ex socio dell’Idv contro il ministro: irregolare il documento per avere il finanziamento elettorale

Luca Rocca

da Roma

Dopo la mancata archiviazione del «caso Di Pietro» da parte del gip di Roma (che sta per decidere se rinviare o meno a giudizio l’ex pm) escono ulteriori novità nell’inchiesta che vede il ministro delle Infrastrutture indagato per appropriazione indebita, falso in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dello Stato finalizzata al conseguimento dei finanziamenti elettorali. Le novità ruotano intorno al verbale di certificazione del bilancio dell’Italia dei Valori, propedeutico all’ottenimento del finanziamento pubblico, che i tre soci di allora dell’Idv, e cioè Di Pietro, il deputato Silvana Mura e Mario Di Domenico - braccio destro di Tonino e socio fondatore dell’Idv - avrebbero firmato il 31 marzo 2003 a Busto Arsizio. Di Pietro e la Mura continuano a sostenere che tutti i soci erano presenti e che il documento è stato approvato all’unanimità. Di Domenico, che ha trascinato Di Pietro in tribunale, non solo nega di essere stato quel giorno a Busto Arsizio, ma giura di non averci mai messo piede in vita sua. Ergo, la sua firma per mera «presa visione» in calce al documento depositato in Procura, a suo dire, va considerata «falsa». Dicevamo delle novità: nel fascicolo del gip è finito un documento politico, firmato Mario Di Domenico, datato 31 marzo 2003, e inviato per fax da Roma a Busto Arsizio. Un ciclostile intitolato «Coalizione centrosinistra Lazio - tavolo di lavoro regionale» nel quale Di Domenico aggiorna l’amico Di Pietro sull’accordo raggiunto «dai partiti fondanti la Coalizione del centrosinistra nella regione Lazio» per la candidatura di Enrico Gasbarra alla presidenza della Provincia di Roma. Con tono formale e burocratico, Di Domenico si fa messaggero con il capo di un invito proveniente dagli alleati: «Col medesimo criterio e nella concreta prospettiva di questa ulteriore possibilità, nel collegio senatoriale dei Castelli Romani, le viene chiesta, on. Di Pietro, la sua preventiva disponibilità all’eventuale candidatura, parimenti unitaria, da rimettersi al vaglio del tavolo unitario nazionale e alle rispettive segreterie di Partito. Ciò al duplice scopo della favorevole combinazione elettorale in quella parte di territorio provinciale romano e per il fattivo rilancio di una politica unitaria contro le Destre».
Il documento, datato «Roma 31 marzo 2003», parla chiaro. Segno evidente, sostiene Roberto Ruggiero, difensore di Mario Di Domenico, che l’ex braccio destro di Di Pietro «quel giorno» era nella Capitale e non nella città in provincia di Varese. A sostegno di questa tesi ci sarebbero anche svariate persone, tutte disposte a testimoniare, impegnate quel giorno a Roma con Di Domenico nella campagna elettorale del centrosinistra per sostenere il candidato unico alla Provincia di Roma, Enrico Gasbarra. Persone in quelle ore impegnatissime anche a organizzare una cena elettorale (svoltasi tre giorni dopo) per il candidato dell’Idv, Roberto Petrassi. Com’è facile leggere qui sotto, la versione della «tesoriera» del partito confligge con quella dell’ex socio-fondatore dell’Idv. Per Silvana Mura, Di Domenico c’era e ha firmato. Per Mario Di Domenico, la Mura dice il falso perché lui non era presente alla sottoscrizione di un atto di cui l’Italia dei Valori ha prodotto al gip non l’«originale» ma solo una «fotocopia», per lo più senza data e senza gli appositi timbri notarili. Sulla fotocopia, inoltre, non ci sarebbero le firme né della Mura né dello stesso Di Pietro, ma solo quella di Mario Di Domenico. Che c’azzecca?