Di Pietro sotto il torchio dei pm napoletani prova a salvare il figlio Il leader Idv chiamato oggi dalla Procura per spiegare i rapporti tra il suo partito e l’ex provveditore campano

Massimo Malpica

Arriverà in procura nel pomeriggio di oggi, come aveva anticipato la scorsa settimana a margine dell'annuncio del nuovo statuto per l'Italia dei Valori. Antonio Di Pietro alla fine, come aveva già fatto Francesco Rutelli (all'inizio), si presenta dai magistrati napoletani. Secondo Il Mattino, proprio le toghe della Dda partenopea lo avevano contattato nei giorni scorsi per ascoltarlo come persona informata dei fatti. E i "fatti" - nell'ambito dell'inchiesta "Magnanapoli" sui presunti appalti pilotati nel comune partenopeo - su cui vogliono chiarimenti dall'ex pm il coordinatore della Dda Franco Roberti e gli altri sostituti - sono quelli che riguardano l'ex provveditore alle Opere pubbliche Mario Mautone. Un personaggio centrale dell'indagine napoletana, che sarebbe protagonista di un nuovo filone autonomo rispetto a quello originario, che ruotava invece intorno all'imprenditore Alfredo Romeo.
Ci sono almeno tre argomenti legati a Mautone sui quali i magistrati partenopei potrebbero chiedere informazioni all'ex collega nel faccia a faccia in programma oggi al settimo piano della palazzina della procura, al centro direzionale di Napoli.
Per cominciare ci sono quelle telefonate con Cristiano Di Pietro, che arrivano al funzionario, in un'occasione, anche tramite la segreteria di papà al ministero. Telefonate che l'ex pm ha inizialmente stigmatizzato, pur rimarcando che in quelle richieste di assunzione di ingegneri e tecnici amici non c'era niente di penalmente rilevante, per poi confidare a quotidiani molisani che il figlio Cristiano si limitava a promuovere, meritoriamente, professionisti locali. Ci sono i rapporti tra Mautone e molti esponenti campani, locali e nazionali, dell'Idv, da Nello Di Nardo (che a Mautone caldeggia due ingegneri «amici di Cristiano») a Nello Formisano, da Americo Porfidia ai consiglieri regionali Manzi (Campania) e Ottaviano (Molise). E c'è poi la questione della fuga di notizie, quella ipotizzata dalla Dia di Napoli (che definisce l'episodio «inquietante») in seguito alla brusca interruzione delle conversazioni telefoniche tra Di Pietro jr e Mautone e al successivo trasferimento di quest'ultimo, portato a Roma ad agosto del 2007. Anche i motivi di quel trasferimento, sui quali pure i pm non hanno approfondito nell'interrogatorio di Mautone, stoppando lo stesso indagato quando ne stava parlando, dovrebbero essere al centro del faccia a faccia tra il leader dell'Idv e i magistrati.
Lo stesso Di Pietro, parlando di quell'episodio, a inizio dicembre disse di aver trasferito il funzionario di proposito, proprio perché non nuocesse, alle prime «avvisaglie» dell'inchiesta (che però all'epoca non era certo di dominio pubblico), arrivando ad autocandidarsi per «una medaglia». Salvo poi aggiustare il tiro sulle pagine di Libero dicendo di non aver mai saputo dell'inchiesta fino a quando è venuta alla luce. E parlando, più genericamente, di un trasloco frutto di «apprezzamenti di opportunità rispetto a notizie e segnalazioni che erano pervenute al ministero». Notizie e segnalazioni, spiega ora Tonino, sulle quali «renderò testimonianza alla magistratura se me ne farà richiesta».
Richiesta che, presumibilmente, le toghe campane oggi avanzeranno. D'altra parte, c'è un precedente "ministeriale" in questo senso: quando il sospetto che si fosse verificata una fuga di notizie riguardò l'inchiesta campana sull'Udeur e sulla moglie dell'ex guardasigilli Clemente Mastella, l'intero staff dell'ex ministro venne immediatamente convocato e torchiato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per fugare ogni dubbio sulla presenza di "talpe" che avessero spifferato dettagli coperti da segreto istruttorio.