Di Pietro: spariti 340mila euro dalle sedi Idv

Ultimo giallo nell'Italia dei valori: ha ricevuto dallo Stato 666mila euro per il coordinamento locale. Ma ne ha versati meno della metà &quot;a fondo perduto&quot;. E il resto? <strong><a href="/a.pic1?ID=354069">Cinque domande sui maneggi di Di Pietro</a></strong>

Paolo Bracalini - Gian Marco Chiocci

Si apre un nuovo capitolo sulla gestione «personale» delle finanze pubbliche nell’Idv. Quello della strana ripartizione dei soldi che lo Stato versa ai partiti politici come contributo da girare alle sedi o coordinamenti regionali come rimborsi elettorali. Ebbene, se andiamo a leggere il bilancio 2006 dell’Italia dei valori (esercizio 2005) si scopre l’Idv nazionale ha ricevuto la bellezza di 666.113,35 euro ma ne ha elargiti alle sedi periferiche appena 325.839,35. All’appello mancano 340.274 euro. Che fine hanno fatto? A chi sono andati?
È un mistero. Per venirne a capo occorre partire dalla dichiarazione, una vera e propria confessione stragiudiziale, scritta da Tonino insieme al giornalista Gianni Barbacetto, nel libro Il Guastafeste.

A pagina 83 l’ex pm spiega com’è strutturata l’Idv: «Il nostro è un partito federale, ogni regione ha la sua Idv, con uno statuto, i suoi dirigenti, i suoi conti. Al centro c’è l’Idv nazionale. I soldi del finanziamento pubblico sono assegnati alle regioni in misura delle dimensioni del gruppo regionale che poi paga le sue sedi e la sua segretaria e gestisce in piena autonomia fondi e iniziative». In pratica Tonino sembra qualificare l’Idv come una - per dirla nel gergo giuridico - «associazione di tipo parallelo». Che vuol dire? Il professor Francesco Galgano l’ha spiegata così: «Questo tipo di organizzazioni sono caratterizzate dal fatto che tutti i rapporti associativi sono formati da persone fisiche (i tesserati, ndr) e cioè i componenti le associazioni di base, quindi regionali, sono al tempo stesso, membri dell’associazione di grado maggiore», e cioè l’Idv nazionale. Ciò significa che un tesserato di Tivoli è socio dell’Idv Lazio e al tempo stesso socio dell’Idv nazionale.

L’Agenzia delle entrate ha stabilito che a partire dal 2008 l’elenco dei soggetti in rapporto con gli enti non titolari di partita Iva, quali sono i partiti politici, devono comunque indicare il numero di codice fiscale in tutte le operazioni contabili. Ciò significa che ogni sede regionale del partito deve avere un codice fiscale, ovvero una propria autonoma posizione riconoscibile al fisco e con questa rapportarsi in ogni interscambio economico con il partito nazionale e soggetti terzi. Le sedi regionali dell’Idv hanno un codice fiscale autonomo? L’Emilia-Romagna, la Toscana, la Campania, la Sicilia e la Sardegna sembrerebbe di no in quanto «rimandano» alla posizione fiscale del partito. Navigando su internet appaiono i codici fiscali autonomi solo di Friuli, Marche, Lazio, Basilicata. Ma quel che incuriosisce è che l’Idv nazionale ridistribuisce alle sedi regionali la quota di finanziamento pubblico con una voce che suscita non poca perplessità: «Contributo a fondo perduto». Che vuol dire? Sembrerebbe che l’erogazione venga fatta di tasca propria dal partito, una sorta di donazione a fondo perduto, appunto. Quando così non dovrebbe essere poiché la legge la definisce invece come ridistribuzione di fondi pubblici dello Stato ad «enti paralleli giuridicamente collegati alla struttura nazionale», per dirla sempre con il luminare Galgano.

E allora, prendendo ad esempio il bilancio 2006, troviamo una serie di corrispettivi alle sedi regionali quali rimborsi elettorali ricevuti dallo Stato, che ha incassato l’Idv nazionale e li ha ridistribuiti col titolo di contributo a fondo perduto senza alcun riferimento al rapporto con lo Stato. A questo punto, anche per il fisco, la domanda è d’obbligo: le sedi regionali dell’Idv come hanno contabilizzato il rimborso elettorale nel loro autonomo bilancio? E come si spiega che sommando tutte le cifre elargite alle sedi periferiche con l’anomala qualificazione giuridica del «contributo a fondo perduto» queste non collimano con la quota di rimborso elettorale alle sedi regionali per i rinnovi dei rispettivi consigli? A fronte dei 666mila e rotti euro erogati dallo Stato e incassati dall’Idv, nel bilancio 2006 compaiono in uscita non più di 326mila euro. L’ammanco è di 340.274 euro. Senza acrimonia, onorevole Di Pietro. Ci spiega dove sono questi soldi?

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