Di Pietro "sparito" dagli atti di Why not

L’ex pm figura nelle agende e nelle intercettazioni di Saladino, ma il
suo nome non è nel fascicolo. Il leader di Idv a maggio disse: "Non so
chi sia". Ora gli è improvvisamente tornata la memoria

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Lamezia Terme - Dove sono finiti i riferimenti ad Antonio Di Pietro contenuti nell’inchiesta Why Not? Perché nei voluminosi atti dell’indagine del pm catanzarese Luigi De Magistris ci sono più nomi di un elenco telefonico, ma è fatica sprecata cercare quello del buon Tonino? Per il solo fatto di aver parlato o di comparire nelle agende del principale indagato, Antonio Saladino, in tantissimi ci hanno rimesso in salute, in denari per avvocati, in mascariamenti a mezzo stampa. Tanti, tranne Di Pietro.

Eppure l’ex pm, strenuo difensore di De Magistris (gli propose invano di candidarsi con l’Idv, come ha confermato il magistrato calabrese il 14 febbraio scorso) era anche lui in rapporti con il «feroce Saladino». Lo testimonia proprio quest’ultimo che ieri, a proposito dei nomi eccellenti dei quali si è tornati a parlare in seguito alla guerra tra procure, ha sbottato: «Con il signor Di Pietro ho intrattenuto una serie di rapporti fino al febbraio 2006, allorché mi è stato notificato un primo avviso di garanzia. In quel momento ho contattato una persona vicina a Di Pietro per fargli sapere che era opportuno cancellare un appuntamento già fissato per i primi di marzo proprio per evitare imbarazzi al leader dell’Idv». Ma c’è di più. Di questi rapporti «ovviamente c’è un riscontro nelle conversazioni telefoniche intercettate», aggiunge Saladino. Intercettate, ma non depositate.

Se quell’incontro venne cancellato, in precedenza ce n’erano stati altri. Attraverso il suo avvocato Francesco Gambardella, Saladino ricorda: «Con Di Pietro ho avuto più incontri, ora non ricordo quanti ma di certo almeno due prima che finissi coinvolto nell’inchiesta». Dei presunti rendez-vous peraltro fece cenno, quando Why Not entrò nel vivo, un periodico che non ricevette smentite e fu sequestrato dalla magistratura. Nella sua agenda, sequestrata ma mai depositata, Saladino avrebbe annotato un primo incontro all’aeroporto di Lamezia Terme. Da lì i due sarebbero andati insieme all’Hotel Capo Suvero di Gizzeria, vicino Catanzaro, e strada facendo - secondo le ricostruzioni - l’ex pm avrebbe proposto a Saladino, allora non ancora indagato, di correre per l’Idv. Ma non se ne fece nulla. Il secondo incontro, a margine della campagna elettorale per le politiche del 2006, sarebbe avvenuto a Roma. Anche qui l’approccio era finalizzato a offrire all’uomo chiave di Why Not un posto nelle liste dell’Italia dei Valori, ma l’incontro non avrebbe avuto esito. Il terzo meeting di cui il settimanale dà notizia è quello «fantasma» di marzo 2006. A fare da intermediario avrebbe provveduto un uomo che lavorava nella segreteria di Nicola Mancino, ma - come detto - lo stesso Saladino «per evitare imbarazzi all’onorevole Di Pietro» preferì declinare. Punto. E a capo: «A me non interessa chi c’era e chi non c’era nell’agenda, o perché qualcuno figura e qualcun altro no nelle intercettazioni», dice Saladino alla presenza del suo legale. «Sono tanti i nomi che non sono usciti, tante le circostanze rimaste fuori dall’inchiesta. Quando sarà possibile, ovvero dopo l’interrogatorio del giudice, penserò io stesso a dire come stanno le cose con una conferenza stampa».

Spiazzato, Di Pietro è corso subito a puntualizzare. «Non so se Saladino abbia commesso qualcosa di penalmente rilevante, mi auguro di no. Certo i miei rapporti con lui non sono stati né opachi né illeciti, solo incontri elettorali senza alcun altro fine». Singolare come la memoria di Di Pietro sia cambiata in pochi mesi. A maggio scorso, infatti, Clemente Mastella ironizzò sulle frequentazioni Di Pietro-Saladino, ricordando come lui, a causa di simili frequentazioni, fosse finito sotto indagine e triturato sui giornali. Tonino replicò sdegnato, e con toni molto diversi da quelli usati ieri: «Non so chi sia questo Antonio Saladino, né il suo nome né il suo volto mi dicono niente». A meno che, ammetteva vago, «non sia una di quelle migliaia di persone che mi si avvicinano in occasione delle campagne elettorali». Di fronte al riferimento sulle annotazioni nell’agenda e sulle intercettazioni non depositate, oggi Tonino ricorda molto meglio.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it