Di Pietro: sulle intercettazioni pronto a uscire dal governo

Dal leader Idv no alla nuova legge: "È un inciucio". E Mastella avverte gli alleati: la riforma non si tocca

Roma - Intercettazioni, inchieste-scandalo e veleni attraverso i mass media provocano reazioni forti nel Palazzo della politica. Soprattutto, contro i magistrati che non si sentono più coperti neppure a sinistra. Se Silvio Berlusconi chiede un’intesa bipartisan in Parlamento per impedire la pubblicazione dei verbali, il primo a scagliarsi contro procure e tribunali che consentono le fughe di notizie è stato Massimo D’Alema. E una delle toghe rosse più amate, Giancarlo Caselli, mette in guardia dall’ «animosità trasversale verso i magistrati», evocando i tempi della Bicamerale: un clima che potrebbe favorire l’accordo tra i poli anche sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, che oggi sarà messa in calendario in Senato. L’Anm, che teme di vederla «snaturata», ha già minacciato lo sciopero entro il 20 luglio.
A farsi paladini delle toghe sono Antonio Di Pietro e Clemente Mastella, pronti a contrastare un’accelerazione del testo anti-intercettazioni che potrebbe trasformarsi in decreto. Il primo denuncia una manovra bipartisan antimagistrati e minaccia di uscire dall’esecutivo, respingendo anche l’ipotesi di un governo istituzionale che impedirebbe di tornare alle urne. Il secondo, nega una «logica punitiva» contro le toghe, ma è pronto a porre la fiducia se si tenterà di far ritardare la riforma.
«L’Italia dei valori si opporrà all’inciucio - dice il ministro per le Infrastrutture -. Ci opporremo a ciò che si sta proponendo al Parlamento, di fare una legge che fermi le intercettazioni e la divulgazione delle notizie. Non staremo un minuto né al governo né con quella maggioranza che ritiene di fermare il lavoro dei magistrati e imbavagliare quello dei giornalisti».
Il ministro della Giustizia avverte che il provvedimento sulle intercettazioni non può ostacolare l’approvazione entro il 31 luglio della riforma della giustizia. Se, invece, prevarranno i «veleni» e l’ostilità tra i poli, Mastella «con rammarico» sarà costretto a porre la fiducia. «Nessuno pensi di mettere sotto schiaffo i magistrati», dice il leader dell’Udeur. E ribadisce la necessità di «riportare serenità» nei rapporti tra politica e magistratura, dopo la pubblicazione delle intercettazioni su Unipol e Antonveneta. «Politica e giustizia - afferma - sono due ordinamenti dello Stato che devono rispettarsi reciprocamente». Insomma, non si può accusare la politica se un politico sbaglia, né criticare la magistratura se un magistrato sbaglia. Il guardasigilli precisa che il ddl sulle intercettazioni «può essere discusso nelle pause de parlamento, come il lunedì o il venerdì, purché ciò non sia a scapito della riforma dell’ordinamento». E nel testo, suggerisce Giuseppe Consolo, di An, perchè non «salvare buona parte della riforma Castelli?». Proprio quello che teme l’Anm.
A Mastella entro la settimana arriverà la risposta del presidente della Corte d’appello di Milano, Giuseppe Grechi, alla richiesta di chiarimenti sulle fughe di notizie delle intercettazioni per le vicende Antonveneta, Bpi e Rcs, sulla base della relazione del gip Clementina Forleo, arrivata ieri. Anche gli avvocati si sentono sotto accusa e il presidente dell’Ordine di Milano, Paolo Giuggioli, annuncia che giovedì il consiglio discuterà la questione delle intercettazioni, comprese alcune dichiarazioni fatte al Tg5 dal vicepremier Massimo D’Alema e giudicate «offensive» da alcuni legali.
Quando il premier Prodi dice che l’«aria è irrespirabile» nel nostro Paese, fa notare il portavoce di Berlusconi Paolo Bonaiuti, deve ricordare che il responsabile è anche lui. E aggiunge: «C’è un intreccio perverso e malvagio tra settori della grande stampa e di certa magistratura che Berlusconi ha già sperimentato sulla sua pelle». Giulio Tremonti critica l’ipotesi del decreto-legge sulle intercettazioni: «Due in meno di un anno, non è serio».
Non crede alla teoria del «complotto» dietro alla pubblicazione dei verbali, il ministro per le Politiche Europee Emma Bonino. «Ne esce male la classe politica italiana che dimostra una contiguità tra politica ed economia. E allora si pubblichi tutto». La «storiaccia» non sono le intercettazioni ma la vicenda del 2005, per il ministro dell’Università Fabio Mussi. Per il verde Angelo Bonelli la legge sulle intercettazioni «non è una priorità e va fatta dopo la riforma della giustizia».