Di Pietro taglia i fondi alle Fs

Il ministro blocca lo stanziamento di un miliardo per le Ferrovie: "Li usano per sanare i debiti, ma se non vanno in infrastrutture non mi interessa"

Roma - «Sono stufo di uno Stato che dà soldi al buio e poi altri decidono cosa farne». Al ministro Antonio Di Pietro piace parlare in modo schietto e così attende il suo turno alla conferenza napoletana sulle infrastrutture per annunciare che lo stanziamento di 1,035 miliardi di euro previsto dal decreto «tesoretto» a favore delle Ferrovie dello Stato è stato bloccato dal suo dicastero.
Il bersaglio numero uno degli attacchi dipietristi è l’amministratore delegato delle Fs, Mauro Moretti. «Se gli do dei soldi per gli investimenti - ha detto Di Pietro - e lui li utilizza per ripianare il deficit e presentare un miglior bilancio della holding, fa bene dal suo punto di vista ma a me che faccio infrastrutture non frega niente del bilancio della holding. Così non si può andare avanti». Il ministro delle Infrastrutture ha infatti ricordato che la Finanziaria 2007 ha stanziato circa 7,8 miliardi per le Ferrovie «contribuendo a far salire il rapporto deficit/pil» e ammettendo per la prima volta che il rigore nei conti è una favola.

La ricetta del ministro è semplice: o il sistema ferroviario obbedisce alle direttive dell’esecutivo o esce dal perimetro della pubblica amministrazione. «O prendono soldi dallo Stato e fanno ciò che dice lo Stato o sono del tutto autonome», ha spiegato. L’extrema ratio, invece, sarebbe un dimagrimento societario delle Ferrovie: «Rfi (la società che realizza la rete, ndr) non è indebitata e Trenitalia (che gestisce i treni, ndr) sì». Idem per gli aumenti tariffari: «Devono essere finalizzati e non per fare luminarie natalizie». Non basta la separazione contabile: tra Rfi e Trenitalia c’è «conflitto di interessi», aveva detto Di Pietro a ottobre. La holding Fs? «Va cancellata».
Moretti, che aveva lasciato il convegno prima dell’affondo del ministro, non ha replicato, ma da tempo in tutte le uscite pubbliche l’ad ha pianto miseria chiedendo più fondi e aumenti tariffari per portare avanti il piano di ammodernamento dei treni. Eppure il governo Prodi non è stato certo avaro nei confronti delle Ferrovie. Il decreto Bersani del luglio 2006 ha destinato 1,8 miliardi in più per l’alta velocità. La Finanziaria 2007 per l’anno in corso ha destinato 1,6 miliardi alla rete tradizionale, 400 milioni al contratto di servizio e altri 400 milioni alla Tav.

Prima del decreto-tesoretto Fs ha potuto quindi beneficiare di 4,2 miliardi di trasferimenti. A questo si aggiunge un mutuo di 2,2 miliardi con la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) che ha attualizzato gli stanziamenti quindicennali previsti dalla Finanziaria. Né va dimenticato il beneficio di tipo patrimoniale derivante dall’accollo da parte dello Stato del debito di 13 miliardi verso Cdp per i finanziamenti Tav. Senza contare che un comma dell’ultima legge di bilancio ha consentito a Fs di «ammorbidire» gli ammortamenti alleggerendo la perdita consolidata 2006 alla modica cifra di 2,1 miliardi. Negli ultimi tre anni Ferrovie ha assorbito 33 miliardi di risorse senza significative migliorie del servizio.
«Non sono soddisfatto», ha dichiarato Moretti commentando la Finanziaria 2008 e già il governo si sta impegnando per trovare altri 90 milioni da aggiungere ai 160 già stanziati per il servizio universale, cioè per le tratte meno redditizie che hanno comunque valore di servizio pubblico.

La battaglia di Di Pietro, però, sarà dura: il presidente di Fs, Innocenzo Cipolletta, è un ex direttore generale di Confindustria. Moretti è un ex sindacalista con sponde Pd. Ma il ministro guarda oltre: a come recuperare un miliardo di fondi Ue per l’alta velocità che la Finanziaria rischia di far saltare.