Pietro Taricone: «Ora la Squadra gira tra i rifiuti»

da Roma

Pietro Taricone arriva sul set della fiction che gira a Napoli, nota della spazzatura in un angolo, e si congratula con lo scenografo: «Complimenti: sembrano rifiuti veri». «Ma sono veri - replica l'altro -. Non ce li ho mica messi io». Forse è stato in quel momento, che l'ex simbolo della vacuità del Grande Fratello - oggi rinato come attore di talento e professionista intelligente - ha riflettuto sul significato del suo mestiere. «Una volta l'attore prendeva i pomodori in faccia. Oggi diventa presidente degli Stati Uniti. Può farsi portatore, insomma, di contenuti molto più alti». E allora eccolo, del tutto inaspettatamente, l'ex Taricone tutto bicipiti e niente cellule grigie, alla presentazione di La Nuova Squadra (serie rinnovata di cui è protagonista, da domani su Raitre), invocare un più deciso impegno civile negli autori della fiction prodotta da Rai e Grundy.
«Spero che decidano presto cosa vogliono fare di questo prodotto. Se del semplice e puro intrattenimento, oppure un mezzo per dire cose precise, prendere posizioni nette. Il fatto è che noi giriamo tutti i giorni La Nuova Squadra in mezzo a spazzatura e a problemi d'ogni sorta. Perché non approfittare di un prodotto innovativo come questo, per farne un contributo alla conoscenza dei veri problemi di Napoli?».
Gli sceneggiatori della fiction replicano che della spazzatura di Napoli si parla anche troppo; che ad occuparsi di queste cose devono essere, semmai, gli approfondimenti della Gabanelli con Report.
«Se si trattasse di un’altra fiction, se non fossimo su Raitre, non parlerei così alla stampa. Mi limiterei a fare i soliti sorrisi. Ma proprio perché questa è Raitre, in questa fiction ci si potrebbe più chiaramente schierarsi. Noi piacciamo alla gente: i ragazzi ci fermano per strada. Potremmo parlare, insomma, degli stessi temi di cui parla la Gabanelli; ma al pubblico che non guarda Report né lo guarderà mai».
Nella sua primissima intervista al Giornale, appena uscito dalla Casa, otto anni fa, lei disse che non avrebbe mai potuto fare l'attore, perché è alto solo un metro e settantadue.
«Poi ho scoperto che Sean Penn è alto un centimetro meno di me. E ho pensato a Fiorello: alle cose forti che attraverso il suo mestiere potrebbe dire e far arrivare a tutti. E allora usiamola, questa popolarità, santo Dio!».
Fino a che punto vuol arrivare?
«Per adesso voglio solo imparare. Imparare il più possibile, e dai più bravi. Mi farei prendere volentieri a cazzotti da Matt Damon, ad esempio».
Certo fa effetto sentire considerazioni tanto acute, in un personaggio affermatosi come simbolo del vuoto pneumatico di certa tv...
«Per un certo tempo, la mia connotazione col Grande Fratello è risultata talmente negativa, che bastava dicessi “buongiorno” perché la gente si stupisse di quant'ero educato. Oggi un po' tutti riconoscono che sono un lavoratore onesto; che cerco di accettare solo le proposte di qualità, di dare loro un apporto sano, di lavorare con energia, a testa bassa».
E il Grande Fratello lo vede mai?
«Adesso, se dico di no, tutti penseranno: “Guarda come se la tira”. Ma è la verità. Ci butto un occhio, ogni tanto. Trovo che oggi la Casa sia piena di belle donne. Noi ne avevamo meno, ma erano più interessanti: più intriganti».
E cos'altro guarda in tv?
«Ahio: ora farò proprio la figura dello snob. Odio la tv autoreferenziale: quei programmi in cui basta trovare “quel” personaggio per risultare automaticamente “cool”. Guardo i documentari. Li adoro: passo tre ore a seguire come si fa una spada per samurai. Oppure quelli sugli animali: nella mia casa di Campagnano, vicino Roma, ne ho tantissimi. Nei viaggi di Gulliver si parla del regno governato dai cavalli, in cui non esiste il male e la morte stessa è accolta come un'amica. Ecco: le cose che mi piacciono sono queste. Ecco: adesso mi sono rovinato da me».
Quanto ha contribuito alla sua maturazione di uomo e di attore, il rapporto con Kasja Smutniak?
«Kasja sta facendo una carriera brillante, strameritata. Questo perché dietro di lei c'è una storia vera, un passato sofferto; non, come in tante altre, solo acqua fresca. E lo scambio fra noi due è continuo».
Quanto l'ha cambiata la paternità?
«Sto imparando a mettermi da parte, a non parlare sempre e solo di me. E per un egocentrico quale io sono, questo sì che è un cambiamento».
E oltre La Nuova Squadra, che altro c'è nel suo carnet?
«Poco altro: fino a giugno gireremo sei giorni a settimana, per dieci ore al giorno. Ma troverò il tempo per fare anche la fiction di Raiuno Questo è amore, diretto da Riccardo Milani, accanto a Neri Marcorè e Stefania Rocca. Il teatro? Mamma mia quant'è bello il teatro! Ma quant'è faticoso!».