Di Pietro toglie i gradi a Visco: "Prodi gli revochi la delega"

Italia dei valori, Sinistra, Radicali e parte dell'Ulivo vogliono la sospensione dalle competenze sulle Fiamme gialle

Roma - Il gruppo dell’Italia dei valori al Senato chiede la revoca a Vincenzo Visco della delega sul coordinamento della Guardia di Finanza. Solo quella, non tutte come sostiene la Cdl nella mozione che approderà all’assemblea di Palazzo Madama il 6 giugno. Lo stesso giorno sarà presentato all’aula l’ordine del giorno targato Idv e aperto alle firme di altri senatori. Per ora, avrebbero aderito Sergio De Gregorio di Italiani nel mondo e Fernando Rossi, dell’estrema sinistra. Ma sulla stessa linea si sono pronunciati gli ulivisti Willer Bordon, Roberto Manzione e Natale D’Amico che hanno chiesto l’autosospensione di Visco dalla delega sulla Gdf, dicendo che stanno valutando se presentare una loro mozione.
A questo punto, c’è da chiedersi: l’iniziativa del gruppo di Antonio Di Pietro punta a salvare o affossare Visco, travolto dallo scandalo per le accuse di pressioni ai vertici delle Fiamme Gialle per far trasferire gli alti ufficiali della Lombardia impegnati nell’indagine Bnl-Unipol? Vuole disinnescare la bomba del centrodestra, che punta alle dimissioni del viceministro se non darà spiegazioni convincenti, o farne esplodere un’altra per l’intero governo?
Il documento dell’Idv propone una soluzione soft della questione. Ma, comunque, inchioda il numero due dell’Economia alla necessità di chiarezza, che si traduce in una scelta tra la sua verità e quella di Speciale. E fa tremare il governo, che sperava di liquidare la faccenda come la strumentale riesumazione, da parte della Cdl, di fatti vecchi e già chiariti. In Senato emerge una posizione trasversale critica verso l’atteggiamento dell’esecutivo in difesa di Visco. E nelle fila dell’Unione i dissidenti aumentano: non è solo l’Idv a rompere l’equilibrio, perché voci polemiche vengono dall’Ulivo, dalla Sinistra democratica di Cesare Salvi che preannuncia un’interrogazione, da radicali come Daniele Capezzone. Il governo, con i suoi 158 contro i 156 Cdl potrebbe andare sotto. E il 6 sarà probabilmente Romano Prodi in persona a rispondere in aula, come conferma il viceministro per lo Sviluppo Economico, Sergio D’Antoni.
Da giorni si parlava di una mozione dipietrista in preparazione. Martedì sera, in una riunione a Palazzo Madama, il leader dell’Idv e i 4 senatori del suo gruppo guidati da Nello Formisano hanno deciso di sciogliere gli indugi. E ieri la pagina e mezzo del documento era pronta. Ma per tutto il pomeriggio non si è capito che forma avrebbe assunto. Alla fine, si è spiegato che non sarebbe stata per ora una mozione. «Una scelta di correttezza - per i promotori - per procedere con totale serenità all’accertamento dei fatti, senza voler pregiudizialmente sfiduciare il viceministro». In realtà, per presentare una mozione ci vogliono 8 firme: sembrava che ai 4 dell’Idv si unissero, oltre a De Gregorio e Rossi, gli ulivisti Bordon e Manzione, forse Francesco Cossiga. Ma poi, ognuno ha scelto la sua strada e si è ripiegato sull’odg, che potrebbe diventare mozione prima del 6 giugno se le firme saranno sufficienti. De Gregorio ha annunciato che voterà sia il testo Cdl che quello Idv e Cossiga ha presentato un’interpellanza a Prodi chiedendo, provocatoriamente, quando revocherà l’incarico al comandante generale della Gdf Roberto Speciale, grande accusatore di Visco, visto che non crede alla sua versione.
L’odg dell’Idv contiene: 1) la premessa sui verbali pubblicati dal Giornale in cui Speciale denunciava le «indebite pressioni» per trasferire gli ufficiali senza seguire il normale iter procedurale; 2) la constatazione della «totale incompatibilità» con la versione di Visco; 3) il fatto che l’indagine giudiziaria in corso necessita delle «più ampie garanzie di imparzialità»; 4) la richiesta al ministro dell’Economia di riassumere la delega sulla Gdf fino all’accertamento dei fatti; 5) l’impegno del premier e del governo, a revocare, «quanto meno temporaneamente», la delega al viceministro.
Per Formisano Visco dovrebbe avere «la sensibilità» di rimettere la delega «spontaneamente», perché sarebbe «dannoso e politicamente grave» che questo fosse imposto dal Parlamento al governo.