Per Di Pietro tutto è lecito se in nome del figlio

Quando sono coinvolti i suoi promette subito un repulisti, poi però non tocca nulla. Resta al suo posto anche il consigliere che dava l'auto blu a un amico dei camorristi. Pur di aiutare il figlio Cristiano, il leader Idv è sempre ricorso a <strong><a href="/a.pic1?ID=317122">ogni tipo di appoggio e nepotismo</a></strong>

Roma - Prima li striglia, li prende a male parole, ma poi li lascia dove stanno, come se nulla fosse. O peggio, li fa accomodare su un’altra poltrona, altrettanto prestigiosa. Di Pietro ha un modo tutto suo per trattare le «mele marce», come lui chiama gli uomini che tradiscono la sua fiducia e che della legalità si preoccupano solo quando finiscono in tribunale. Personaggi che creano enormi problemi al leader moralizzatore, che affondano l’immagine del partito della trasparenza. Ma di cui forse Tonino non può fare a meno, per chissà quale motivo.

Eppure non basta a spiegare lo stupore di molti presenti alla conferenza stampa dell’Idv a Napoli, lo scorso 22 dicembre, per annunciare la prossima uscita dei dipietristi dalle giunte colpevoli dello sfascio campano. Motivo di cotanta meraviglia? La presenza lì, in prima fila davanti al leader, di Cosimo Silvestro, ex (?) capogruppo dell’Idv in Regione Campania (lo si vede nella foto dietro a Di Pietro, nella passeggiata per le vie di Napoli dopo la conferenza). Stupore perché Silvestro a fine ottobre si era dimesso dalla carica, su focosa - racconta chi ha sentito - richiesta di Tonino. Perché? Una cosetta da nulla: sull’auto blu di Silvestro viaggiava regolarmente, con apposito badge magnetico per entrare in Regione e paletta istituzionale per farsi largo nel traffico partenopeo, un certo Ciro Campana, noto alle cronache locali e ai carabinieri perché fermato più volte in compagnia di pregiudicati vicini ai clan camorristici.

Quando il Corriere del Mezzogiorno lo ha scoperto, Di Pietro - a un mese dalle elezioni in Abruzzo - è andato su tutte le furie. «Ma come, facciamo le battaglie sulla moralità e poi frequentiamo certa gente», si sarebbe sfogato coi suoi. Intervistato dal quotidiano il giorno dopo Di Pietro fu teutonico: «Bene avete fatto a scoperchiare il caso. Ci avete messi sull’avviso... Non ci metteremo una pietra sopra». Una pietra no, ma un Di Pietro sì. Perché, sparito Silvestro per qualche settimana, rieccolo subito dopo magicamente reintegrato nel suo ruolo. Da novembre - dicono - firma atti e documenti ufficiali del gruppo, come se niente fosse.

Aniello Formisano, senatore e potente coordinatore Idv in Campania (uno dei protagonisti del pastrocchio Mautone-Di Pietro jr), ha diramato un comunicato stampa in cui dichiara chiusa la questione perché «priva di fondamento». Silvestro si è maldestramente difeso dicendo che i sui rapporti con Campana erano «solo di natura politica». Hai detto niente. Eppure quei sospetti, stando ai proclami del leader Idv, sarebbero sufficienti a rendere incandidabile una persona, a maggior ragione nel partito dei Valori. Eppure Silvestro era lì alla conferenza stampa, e nel sito della Regione risulta ancora capogruppo dell’Idv.

Di Pietro però ha già annunciato che il prossimo capogruppo in Campania sarà un altro, «chi è stato eletto nell’Idv» ha specificato. E la rosa dei consiglieri si stringe a uno solo, Nicola Marrazzo, sì perché gli altri tre sono transfughi: Francesco Manzi è stato eletto col Psi, Silvestro con i Repubblicani e Giuseppe Musto con l’Udeur (per inciso, anche Manzi figura nell’informativa della Dia su Mautone...). Anche su Marrazzo, attuale presidente della commissione Bilancio della Regione, l’organo che decide il flusso di soldi in appalti, sanità e monnezza, pesano dei dubbi. La famiglia di Marrazzo, in particolare il fratello Angelo, ha diverse imprese di smaltimento rifiuti a cui sono state tolte la certificazione antimafia per condizionamenti da parte del clan dei Casalesi. Angelo Marrazzo è stato «coinvolto in procedimenti penali instaurati a carico del gruppo camorristico dei Casalesi, capeggiati da Francesco Schiavone, in arte Sandokan» ha spiegato in un’audizione alla Camera Carlo Ferrigno, ex prefetto di Napoli. Nicola, certo, non figura in nessuna società della famiglia, ma rimane la domanda: Di Pietro è al corrente?

Ma se va male può capitare a loro quel che è successo a Mauro Mautone, l’ex provveditore arrestato a Napoli, ex amico di Di Pietro senior e jr. Ebbene, Tonino ha detto che una volta saputo delle indagini su Mautone (resta un mistero come) lo fece rimuovere subito dall’incarico. La punizione? Così impietosa che ci metterebbe la firma qualunque dipendente pubblico: direttore generale per l’edilizia statale e gli interventi speciali, al ministero delle Infrastrutture. Proprio Mautone, sospettato di aver pilotato appalti in Campania e Molise. Tonino lo ha «punito» così. Perché su queste cose nell’Idv c’è una disciplina di ferro. Anzi, Di Pietro.