Di Pietro va in pressing su Autostrade-Abertis: «Rinegoziate la fusione»

Il ministro ha incaricato l’Anas per una messa in mora preventiva. Gros-Pietro: «Non andremo contro il governo». Nuovo ko in Borsa

Gian Maria De Francesco

da Roma

«Se il 30 giugno le assemblee di Autostrade e Abertis approvano la fusione, chi compra deve sapere che si porta dietro una controversia, con un contenzioso e se ne prende la responsabilità». Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ieri ha ribadito nel corso di un’audizione alla commissione Lavori pubblici della Camera che l’integrazione tra la concessionaria autostradale italiana e quella iberica rischia di rimanere sub iudice se verrà effettuata nelle modalità finora previste.
Anzi, Di Pietro ha fatto di più. Con una lettera inviata ieri mattina all’Anas ha incaricato l’agenzia guidata da Vincenzo Pozzi di una «messa in mora preventiva» di Autostrade nel caso non venissero risolte alcune controversie con un atto aggiuntivo alla Convenzione stipulata nel 1997. In primo luogo, la presenza di un costruttore come la spagnola Acs nella nuova Abertis. In secondo luogo, la valutazione di alcuni disservizi che considerati globalmente «possono portare a una serie di soluzioni più drastiche». Il ministro ha precisato che non si tratta di un «inadempimento avvenuto», ma che si contesta la legittimità e l’opportunità dell’intera operazione. Perciò si può considerare «grave inadempienza anche quella di non voler rinegoziare» la concessione. Insomma, nell’incontro di oggi tra Anas e Autostrade la società guidata da Gian Maria Gros-Pietro dovrà dare ampie disponibilità alla stesura di un quinto atto aggiuntivo alla Convenzione del 1997 nel quale dovranno essere affrontati non solo le garanzie sugli investimenti da effettuare (magari anche vincolando ad hoc parte dei ricavi da pedaggi) e sull’utilizzo della procedura d’asta per tutti i lavori da affidare, ma anche sul governo corporativo di una società che avrà una maggioranza spagnola nel proprio azionariato. E anche se Autostrade scegliesse di presentare un impegno giuridico vincolante, questo dovrebbe essere necessariamente sottoposto al Cipe e alla Corte dei Conti. Per questo motivo tanto Abertis quanto la stessa Autostrade ieri hanno lanciato segnali di distensione nei confronti delle istituzioni italiane.
L’ad del gruppo iberico, Salvador Alemany Mas, si è recato nuovamente a Palazzo Chigi per incontrare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta. «Ci saranno altri passi», hanno fatto sapere fonti governative. Il presidente di Autostrade, Gian Maria Gros-Pietro, invece, ha incontrato i sindacati e ha sottolineato che «è intenzione della società concordare i passi successivi prima della fusione» e che «per un accordo con il governo c’è tempo fino all’autunno» (l’integrazione dovrebbe essere efficace entro novembre; ndr) perché «questa operazione si può fare solo se il governo sarà favorevole». A Piazza Affari, però, il titolo Autostrade è rimasto sotto pressione perdendo quota 21 euro e chiudendo a 20,76 euro con un calo del 3,17 per cento. Oltre all’impostazione ribassista del mercato ha pesato l’intenzione del ministro delle Infrastrutture di rimettere in questioni tutti gli aspetti concessori.
Una rivisitazione che, però, non interesserà solo il gruppo che fa capo alla famiglia Benetton, ma tutti i concessionari. Anche per questo motivo Autostrada Torino-Milano ha lasciato sul terreno il 2,5 per cento.