Di Pietro: «Voglio garanzie o l’integrazione non si farà»

da Roma

Per dare l’ok alla fusione tra Autostrade e Abertis il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, vuole «garanzie certe» sulla salvaguardia dell’interesse pubblico, degli investimenti e della governo aziendale. Il gruppo guidato da Gian Maria Gros-Pietro intenderebbe sottoscrivere con l’Anas un accordo vincolante alla stesura di un atto aggiuntivo alla Convenzione del 1997 allo scopo di non far slittare l’assemblea straordinaria convocata il 28 giugno per approvare l’integrazione tra le due società.
Ma su questo punto l’agenzia governativa presieduta da Vincenzo Pozzi e il ministro delle Infrastrutture non appaiono intenzionati a fare un passo indietro. «La scelta del 30 giugno (data di seconda convocazione dell’assemblea; ndr) - ha detto Di Pietro - è unilaterale da parte di Autostrade che se ne deve assumere la responsabilità. Non abbiamo negoziato noi la tempistica. Finché non avrò garanzie non c’è scelta di tempi che tenga». L’incontro del 14 giugno tra Autostrade e Anas potrebbe pertanto determinare sviluppi non decisivi se entrambe le parti rimarranno sulle stesse posizioni. Né l’incremento della quota di Schema 28 (la controllante di Autostrade) in capo a soci italiani con l’uscita di Abertis potrebbe cambiare le carte in tavola. «Autostrade può fare quello che vuole con i pacchetti azionari ma non mettere in mora lo Stato», ha concluso il ministro. Il 21 giugno, infatti, il Consiglio di Stato esprimerà il parere sulla facoltà del dicastero delle Infrastrutture di porre un veto sull’operazione. Se tale potere fosse sancito, si aggiungerebbe un ulteriore ostacolo alle nozze italo-spagnole.
Abertis ha fatto sapere di essere «disposta ad aggiungere un impegno di investimento all’accordo di fusione con Autostrade» al fine di consentire alle autorità italiane di sciogliere le proprie riserve. Anche Guido Rossi e Luigi Cappugi, due dei tre saggi della Commissione Anas che ha seguito la vicenda, avrebbero sottolineato che il solo impegno a garantire un successivo aggiornamento della Convenzione del 1997 potrebbe essere sufficiente. La necessità di formali garanzie integrative della concessione, invece, dovrebbe essere ribadita dall’Authority dei Lavori pubblici che oggi ufficializzerà i risultati della sua indagine.
Intanto la Procura di Roma, che sta indagando sull’ipotesi di manipolazione del mercato nell’imminenza dell’annuncio della fusione, ascolterà come persone informate dei fatti alcuni consiglieri di Schema 28 e forse anche i suoi azionisti (Edizione Holding, Fondazione Crt, Unicredit, Generali e Abertis). Ieri in Borsa Autostrade ha ceduto l’1,88% chiudendo a 21,97 euro e scendendo sotto la soglia dei 22 euro per la prima volta da metà aprile quando l’integrazione era ancora un progetto.