Di Pietro vuole "pignorare" Barbato

Il deputato campano che denunciò le "mele marce" dentro il partito è
accusato di non aver pagato una festa politica. Per saldare il credito vorrebbero attingere allo stipendio del politico, che si difende: "E' una storia che puzza di estorsione"

Paolo Bracalini - Gian Marco Chiocci

L’accusa, nemmeno tanto velata, è quella di aver fatto una festa in un «disco-dinner» di Nola e di non aver poi saldato il conto. Ventimila euro, la cifra richiesta dai proprietari del locale Glitter al parlamentare campano dell’Italia dei Valori, Franco Barbato, il deputato che con le sue denunce sulle «mele marce» nel partito di Antonio Di Pietro creò non pochi imbarazzi all’ex pm e ai colleghi nel bel mezzo dell’inchiesta sull’imprenditore Romeo e l’appaltopoli partenopea. L’oggetto del contendere è appunto una festa organizzata l’anno scorso per l’inaugurazione della sede Idv di Nola in via Giovanni XXIII e la nomina di Luigi Marciano (direttore del Glitter) a segretario cittadino dell’Idv, festa a cui partecipò anche Tonino e che oggi sta avendo strascichi imbarazzanti anche per la durissima reazione di Barbato che al Giornale rivela: «Questa è una storia che puzza, ha tutti i crismi di un’estorsione o di un tentativo di diffamarmi. Non capisco perché vengano a chiederli a me quei soldi. Non ho ricevuto nessun atto giudiziario, in tribunale non risulta nulla, in banca nemmeno. Ma se lo hanno fatto denuncio tutti. Non c’è alcun contratto a mia firma, nulla che possa risalire a me...».
Per venire a capo della misteriosa querelle occorre partire dalle rimostranze di uno dei soci del locale che si dice creditore, a nome della società «Tulmi», di 15mila euro nei confronti dell’onorevole Franco Barbato. L’avvocato Luigi Esposito, difensore dell’amministratore del locale Raffaele Tulimieri, conferma l’avvio del processo di ingiunzione prodromico - in caso di mancata opposizione da parte di Barbato - al «pignoramento presso terzi», ovvero presso il conto corrente acceso dal deputato Idv nell’agenzia 1 del Banco di Napoli presso la Camera. «Il credito - spiega il legale - è determinato in forza del mancato pagamento del dovuto per una festa avvenuta dopo le elezioni scorse. A seguito di una doppia messa in mora è stato inoltrato ricorso per decreto ingiuntivo al tribunale di Nola». Il legale non conferma e non smentisce che il prossimo passo sarà il pignoramento, che invece il settimanale Panorama dà per già avvenuto. «È ancora tutto da definire, ogni parola è prematura. Vediamo l’evolversi degli avvenimenti». Strana, poi, anche la tempistica. All’inizio di marzo a Nola c’è un meeting organizzativo dell’Idv con Di Pietro, Formisano, Marrazzo (i dirigenti campani del partito, più volte accusati duramente da Barbato), Marciano e i dipietristi del Glitter (si dice molto amici di Tonino, si veda il bacio nella foto sopra). Pochi giorni dopo, l’atto legale contro Barbato. Quasi fosse una vendetta...
Barbato, da parte sua, cade dalle nuvole: «Proprio perché anche io ho sentito alcune voci in tal senso, ho fatto fare immediati controlli in tribunale e in banca e non risulta niente a mio carico, figuriamoci un pignoramento. Ma su questa storia voglio andare fino in fondo, non posso permettere a nessuno di gettare ombre sul mio operato. Sto pagando le mie battaglie per la legalità, la mia schiena è sempre dritta. Chi mi infanga la pagherà».
Più di qualcosa, però, non torna. Essendo il locale una sorta di ritrovo di esponenti dell’Idv, non è peregrino pensare ad una sorta di regolamento di conti interno al partito campano del gabbiano già accusato da Barbato di inquietanti connivenze delinquenziali. L’autore dell’atto di citazione, Raffaele Tulimieri, conferma l’avvio del procedimento ma sui dettagli consiglia di rivolgersi altrove: «Non ne so niente, il mio nome compare nelle carte solo perché sono l’amministratore della società. Chiedete a Luigi Marciano» che del ristorante è il direttore e che ricopre l’incarico di segretario dell’Idv di Nola. Quando il Giornale lo contatta, Marciano è spiazzato. Tergiversa: «Non so che cosa dire, non sono autorizzato a parlare. E poi che ne so che anziché un giornalista dall’altra parte del telefono non c’è proprio Barbato che camuffa la voce?». Clic. Proviamo a contattare gli altri tre soci del locale, niente da fare. Insistiamo nuovamente con Marciano, che all’ennesima richiesta di chiarimenti, sbotta: «Di questa cosa ne dovreste parlare con l’amministratore. E comunque, è una faccenda delicata. Potrebbe esserci stata già una transazione con Barbato...». Transazione? Ma se Barbato giura di non saperne nulla, che transazione può aver mai fatto? «Evidentemente Barbato vuole che esca prima l’articolo per poi fare casino. Io vi ho dato un indizio, vedrete presto come andrà a finire tutta questa storia dei 20mila euro...».