Di Pietro vuole il voto, la base Idv lo processa

RomaNon si sarebbe mai aspettato la rivoluzione. Non la rivolta che piace a lui, di pancia e urla e indignazione contro Berlusconi o contro la casta. Ma la ribellione contro sé medesimo, Antonio Di Pietro, montata proprio dai suoi elettori, dai fan, dai votanti della prima ora. Il leader dell’Italia dei Valori ieri non ha passato una giornata facile, e non solo per una gaffe sugli omosessuali che gli ha sollevato contro mezzo Pd e tutta comunità gay-lesbo. È partito con uno scatto da centometrista, un «no» robusto, fulmineo, al governo Monti: «Al buio non daremo la fiducia a nessuno. Vogliamo che si vada al più presto alle elezioni». Ma a metà pomeriggio, dei millequattrocentosettantotto messaggi che aveva ricevuto su Facebook, un buon milletrecentocinquanta o lo rimproveravano o addirittura lo minacciavano: «Non avrai più il mio voto!». Apriti cielo, Tonino ha dovuto fermarsi a metà corsa, un’azione che non gli piace per niente. Si è messo a ragionare, perché ora rischia di finire all’angolo, in un vicolo davvero cieco: all’opposizione con la «Lega che ha sostenuto Berlusconi e ha mire secessioniste», come lo accusava ieri il fan Adolfo Carlo, e screditato dai suoi (ex) appassionati seguaci. Di Pietro aveva chiarito in mattinata che il partito si sarebbe riservato di votare «provvedimento per provvedimento». Qualche ora dopo in rete, sulla sua pagina personale, gli davano anche del «populista». Una frase per tutti, scritta da Mary Porreca: «Un politico guarda alle elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione». E a Di Pietro sentire dire che Berlusconi in questo momento è più statista di lui vengono i brividi di terrore.
Però c’è anche la voce della coerenza che chiama Tonino: uno dei volti guida del popolo viola che si allea con le banche e dà credito a un esecutivo di burocrati? E poi c’è il rischio che questo sarà il governo delle misure impopolari, dei sacrifici estremi chiesti agli italiani. Altri brividi di orrore.
Alla fine, comprensibilmente disorientato dalle migliaia di proteste sul blog e su Facebook, Di Pietro ha lanciato un sondaggio via web: «Governo tecnico, io la penso così e voi?», chiarendo di rispettare Monti «come persona e come economista», ma aggiungendo che l’Italia dei Valori non voterà la fiducia anche perché il nuovo esecutivo sarà appoggiato «da Berlusconi e la sua squadra». E però la rivolta è continuata. «Ma stiamo scherzando? Si vergogni, e io sono un suo sostenitore!», scriveva un altro dipietrista, Federico Rossi. E non si contavano i «Di Pietro non ti voterò più» e i «pensi più al tuo tornaconto che all’Italia». Tanto che in serata tra i dipietrini è iniziata a circolare nientemeno che la teoria del Grande Complotto: «C’è puzza di bruciato lontano un miglio dietro questa campagna anti Di Pietro», valutava Salvo.
Poi ancora messaggi apocalittici. «If», sul blog: «Pensavo che foste l’espressione più alta della responsabilità e del senso dello Stato. Provvederò anche a cancellare il sito dai miei preferiti. Hai perso oltre al mio voto anche quello dei miei familiari. Addio». Giuseppe Troccoli: « Shifteremo in maggior parte alle 5 stelle di Beppe Grillo. Addio». Dove per «shifteremo» si intende ci sposteremo, in massa.
Insomma, da ieri l’Italia dei Valori è alla ricerca di un centro di gravità. In serata Di Pietro ha ribadito, smussandole, le sue perplessità. Non ha più parlato di elezioni anticipate, ma ha reso la sua posizione una forma di resistenza ascetica: «L’Italia dei Valori è come San Tommaso, non appoggerà a prescindere un governo di cui non si conoscono le parole e il programma». Il voto alla fiducia per il momento è comunque «no». Anche se in serata, sul blog, si profilava una strada intermedia: almeno l’astensione, chiedevano gli elettori più concilianti. Tra perdere la base e perdere la faccia, forse per Di Pietro questo potrebbe essere l’unico salvagente possibile.