Pignone, cancellato il borgo dell’eccellenza alimentare

Non sono sotto i riflettori, non sono luoghi conosciuti in tutto il mondo e non sono sede importanti infrastrutture economiche, ma anche in questi borghi dell'entroterra spezzino il dramma dell'alluvione è una triste realtà da affrontare ogni giorno. Rocchetta Vara è ancora raggiungibile solo a piedi, la piccola comunità di Memola praticamente non esiste più, altri borghi sono stati sfollati mentre altre località della «montagna» nello spezzino, quelle che avevano faticosamente costruito un'economia legata al recupero delle tradizioni e dell'agricoltura biologica, oggi rischiano di non risollevarsi più.
Il piccolo borgo medioevale di Pignone, incastonato tra le 5 Terre e la Val di Vara, alla sera si anima come in estate, ma le luci non sono più quelle della sagra paesana e nella piazzetta non c’è più la festa del paese. Lampeggianti e cucine da campo sono diventati una normalità in questa prima settimana di novembre, il paese è parzialmente isolato da due frane ancora in movimento e persino i mezzi di soccorso fanno fatica a muoversi in quel mare di fango. L'antico ponte che porta nel centro storico è sfigurato, mentre le aziende che stavano dando una nuova identità a questa parte di Liguria sono state distrutte. La comunità non ha più i suoi simboli, gli antichi ponti di Pignone e Casale sono andati distrutti, l'oratorio che ospitava il Museo della Memoria a Casale è sventrato e le sue opere d'arte sono scomparse nella piena del torrente, la stupenda chiesa parrocchiale di Casale dove solo pochi mesi fa vennero restaurati i dipinti ora è ridotta ad un ammasso di fango. Nella scuola sono alloggiati i Vigili del Fuoco ed il Municipio è base operativa dei soccorsi. Gli abitanti di questa fetta d'entroterra si erano inventati un futuro credibile, dalla produzione di una speciale varietà di patate alla lavorazione di salumi, adesso al posto di anni di sacrifici ed investimenti vi sono danni, spesso definitivi come quelli alle aree coltivate, come nella zona degli «Orti di Pignone» che erano il vanto della provincia spezzina.
La stima dei danni è di 10 milioni di euro, ma la cifra è destinata a salire. La conferma arriva dal sindaco di Pignone. Nella valle si lavora su tutti i fronti, ma le lesioni sono davvero tante. «La stima dei danni salirà - ha dichiarato il sindaco Antonio Pellegrotti - molte case, di vecchia costruzione, le attività commerciali hanno subito danni davvero ingenti. Questa è una zona rurale quindi i campi sono stati segnati fortemente. Le nostre comunità cosi duramente colpite rischiano di essere messe in ginocchio definitivamente e le attività economiche sparire per sempre. Non chiediamo elemosine, ma un aiuto concreto per ripartire e ricostruire». La Liguria è anche questa, una terra fatta di piccoli borghi in cui si stava costruendo la magica alchimia tra turismo ed agricoltura, tra tradizioni ed economia. I giovani potevano investire in casa loro. Da Pignone, patrimonio concreto della Liguria, arriva un appello alle istituzioni: «dateci una possibilità».