Pil L’Italia cresce ancora, sparite le nubi di recessione

Una leggera frenata, figlia del generale rallentamento che ha riguardato l’economia a livello mondiale, contiene a un +0,2% la crescita del Pil italiano nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre su base annua l’incremento è pari all’1%. I progressi sono lievemente al di sotto delle attese degli analisti, ma migliori se confrontati alla crescita zero della Spagna e al -1,1% della Grecia, un passo recessivo che complica ad Atene il compito di risanare i conti pubblici. E la Germania, che tra aprile e giugno aveva mostrato un passo da tigre asiatica, deve ora accontentarsi di un +0,7%. «La voglia di ripresa è tanta - spiega comunque il direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro - dall’economia arrivano alcuni segnali incoraggianti, soprattutto dalle imprese più legate all’export». Semmai, i problemi derivano dal male antico che la penisola non riesce a curare: la doppia velocità tra Nord e Sud. Un nodo sottolineato da Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio: «Abbiamo un Mezzogiorno che da otto anni consecutivi cresce meno delle aree del Paese e dove, nei soli primi nove mesi del 2010, sono scomparse più di 20mila attività del terziario. Per non parlare della disoccupazione pari al 46,4% del dato nazionale». Per la Confcommercio, comunque, nel terzo trimestre «non c’è stata, quella riduzione del Pil italiano paventata da molti analisti, ma solo un rallentamento. Va, però, sottolineato che con questi ritmi di sviluppo, in linea con la bassa crescita che avevamo già sperimentato nella prima parte del decennio, occorreranno alcuni anni per recuperare quanto perso nel biennio recessivo 2008-2009».
Nel debole progresso del terzo trimestre, il Centro studi Promotor (Csp) vede inoltre un bicchiere mezzo pieno che rendono più concrete le attese di moderata ripresa del mercato automobilistico italiano nel 2011: «Anche se molto modesto, è comunque un incremento e quindi attenua i timori di un’interruzione della ripresa in Italia, generati anche dalla previsione dell’Ocse che prospettava per il nostro Paese un calo dello 0,3%». Meno ottimista il Centro Europa ricerche che ha rivisto al ribasso le proprie stime sulla crescita. Nel 2010 si prevede una crescita del Pil dell’1,1%, mentre nel 2011 e 2012 la variazione sarebbe dello 0,7% e dello 0,9. La crescita del Pil dipende in parte anche dalle entrate fiscali, che nel periodo gennaio-settembre hanno registrato, secondo il Tesoro, un calo «limitato» all’1,7% (tra gennaio e agosto la flessione è stata del 2,4%). Questa flessione, spiega il Tesoro, «è esclusivamente dovuta al venire meno delle una tantum e/o imposte sostitutive dell’Ires, dell’Irap e delle addizionali, versate nel 2009 per il riallineamento di valori contabili derivanti dall’adozione degli Ias/Irfs, configurabili come una tantum».
Sale intanto il debito pubblico: a settembre 2010 è a quota 1.844,817 miliardi dai 1.842,984 miliardi di agosto. A settembre 2009, il debito si era attestato sui 1.789,806 miliardi.