Pil Usa cresce meno del previsto, ma la ripresa c'è

L'economia americana cresce più delle ultime previsioni e chiude il terzo trimestre con un pil in crescita del 2,6%, alimentando le speranze di un'accelerazione della ripresa, che sembra aver ritrovato slancio dopo il rallentamento primaverile e che godrà nel 2011 dell'appoggio della politica monetaria della Fed e dell'accordo sull'estensione degli sgravi fiscali da 858 miliardi di dollari. A completare il quadro l'aumento delle vendite di case esistenti, salite in novembre del 5,6%, con prezzi in progresso dello 0,4%.
Sia il pil sia l'andamento del mercato immobiliare, però, deludono gli analisti: nonostante la revisione al rialzo dal 2,5% precedentemente stimato dal Dipartimento del Commercio, la crescita risulta inferiore alle attese con il mercato che scommetteva in un ritocco all'insù più deciso al 2,9%. Analogo il discorso per le vendite di case: l'aumento registrato in novembre a un tasso annualizzato di 4,68 milioni di unità, pur essendo positivo, è inferiore alle attese, con gli analisti che puntavano a quota 4,75 milioni: il dato del mese scorso è inferiore di quasi il 28% rispetto ai 6,49 milioni di unità del novembre 2009, confermando il protrarsi delle difficoltà del mercato immobiliare, quello al centro della crisi, e per il quale gli osservatori stimano un «graduale miglioramento nel 2011. C'è bisogno di una sostenuta crescita dell'occupazione per osservare un balzo forte delle vendite».
Per il 2011 gli analisti prevedono un rafforzamento della crescita: Goldman Sachs ha di recente rivisto al rialzo la propria stima sul pil statunitense al +2,7% per il prossimo anno. Nariman Behravesh, capo economista di IHS GLobal Insight, si aspetta che il quarto trimestre il pil crescerà oltre il 3%, con la complicità della migliorata fiducia dei consumatori. Il +2,6% registrato dal pil nel terzo trimestre segue il +1,7% dei tre mesi precedenti ed è il risultato di una revisione al rialzo delle scorte delle aziende e delle esportazioni salite, grazie anche al dollaro debole, del 6,8% rispetto al +6,3% della stima precedente. Invariate le importazioni (+16,8%), mentre i consumi, che rappresentano il 70% dell'economia americana, sono stati rivisti al ribasso al +2,4% dal 2,8% precedente: si tratta in ogni caso dell'aumento maggiore dall'inizio della recessione.
I dati del dipartimento del commercio evidenziano l'assenza di pressioni inflazionistiche, rafforzando la posizione di coloro che sostengono la seconda ondata di quantitative easing della Fed. L'indice 'corè dei prezzi per le spese personali, la misura d'inflazione preferita dalla Fed, ha mostrato un tasso annualizzato di incremento dello 0,5% (rivisto da 0,8%), minimo dall'inizio della serie storica nel 1959. Nel secondo trimestre l'indice era salito dell'1%.