Pilar Villalonga Villalba

La cattolicità spagnola si vede anche dai nomi della gente. Per esempio, Jesús (Gesù), è diffusissimo, laddove da noi in Italia è completamente assente. Per le donne, solo nel nostro Sud si trovano nomi che ricordano attributi della Madonna (come Immacolata e Concetta, per esempio) e neanche tanti. Invece, in Spagna anche i nomi dei santuari mariani vengono imposti al battesimo alle bambine: Consuelo (Nostra Signora della Consolazione), Soledad (Madonna della Solitudine), Montserrat, Pilar (Pilastro, venerata a Saragozza). E Pilar si chiamava anche la martire di oggi, nata nel 1891 a Valencia. Era la prima di sei fratelli e, come usava a quel tempo, dopo le elementari dovette aiutare la madre a mandare avanti la numerosa famiglia. La sua giornata cominciava immancabilmente con la messa e la comunione. E trovava anche il tempo per dedicarsi alle opere parrocchiali, all’Azione Cattolica, alle attività caritative. Quando, nel 1936, cominciò la guerra civile, la sua casa si aprì a tutti i cattolici braccati dai miliziani. Fu arrestata nell’agosto, proprio per aver dato ospitalità a preti fuggiaschi. Le permisero di portarsi dietro una valigia con un cambio d’abito e un po’ di biancheria. Quando finalmente trovarono il tempo di processarla (per mesi erano stati troppo impegnati coi rastrellamenti e le esecuzioni) fu subito chiaro che il “tribunale popolare” aveva fatto sua la massima di Robespierre: «Riempiremo i cimiteri, non le carceri». Pilar indossò il suo vestito migliore per l’occasione. La portarono a Saler e la crivellarono mentre inginocchiata pregava.
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