«Piller, che forza: ha staccato tutti ridendogli in faccia»

Maria Rosa Quario

da Pragelato

Il presidente Ciampi li ha ribattezzati fratelli d’Italia, ma non potrebbero davvero essere fratelli quattro uomini tanto diversi, per carattere, personalità, modo di muoversi e di parlare. Prima di salire sul podio, lo hanno baciato assieme. Una volta sopra, hanno ballato e saltato in perfetta sincronia, davanti ai fotografi e alle telecamere, abbracciati stretti, hanno cantato in coro «Siamo noi, siamo noi, i più forti dell’Olimpo siamo noi», stonando un po’ ma andando a tempo. Eppure li guardi e ti rendi conto che sono meravigliosi proprio perché tanto diversi. Il più basso è Bubo, Zorro è l’unico che come stazza compete con svedesi e tedeschi. Ma non è di fisico che vogliamo parlare, anzi non vogliamo proprio essere noi a parlare, ma lasciare che lo facciano loro, i quattro eroi che si raccontano a vicenda, con il contributo del loro allenatore, Giuseppe Chenetti: «Bubo, Pietro e Zorro sono tipi molto, molto originali, Giorgio è il più tranquillo, la sua forza è il talento, davvero spaventoso. Pietro faceva paura, all’ultimo passaggio sotto il ponte guardava il pubblico e rideva, gli avversari stavano per morire».
Christian Zorzi: «Cominciamo con Di Centa, il nonno, ma no, diciamo l’esperto, se no si offende! Poi c’è Bubo, lui è la tenacia fatta persona. Pietro invece è mio fratello, nel senso che è la persona che più di tutti mi conosce e sa quello che voglio, siamo sempre stati vicini, non solo come compagni di staffetta. Certo che oggi mi ha fregato, quando l’ho visto staccare tutti in salita l’avrei ucciso, io sono sempre stato abituato a fare la gara studiando gli avversari, stavolta invece ho sciato in solitudine studiando me stesso. Comunque ho messo la quinta e ciao. Il mio segreto? Il dentista che mi ha sistemato la mandibola».
Fulvio Valbusa: «Giorgio è il nostro simbolo di determinazione, Zorro invece è quello dell’esagerazione; Pietro è la mente del gruppo, ieri però ha fatto un attacco da bastardo, li ha guardati tutti in faccia e li ha salutati. Io infine sono il tenace e l’ho dimostrato oggi, chiudendo la mia carriera a 37 anni con l’oro olimpico. Il premio vittoria lo investirò, ho già un ristorante ma ne voglio un altro, volevo chiamarlo Aquila Nera, forse diventerà Aquila d’Oro».
Giorgio Di Centa: «Bubo è l’ottimista della squadra, Zorro è il nostro trascinatore, quando sta bene sa portare allegria come nessun altro. Pietro invece è la nostra sicurezza, è l’atleta più carismatico, io infine sono quello che tiene i piedi per terra, sono il più meticoloso, nello sci e nella vita. Il complimento più bello? Gli sguardi di felicità della gente».
Pietro Piller Cottrer: «Allora, io direi che Giorgio è un combattente, oggi ha dato il meglio che poteva, Bubo anche è un combattente, sull’ultima salita ha fatto una gran fatica ma non ha mollato; poi c’è Zorro, un grande combattente, e infine io, che sono un combattente, perché stare in mezzo al gruppone mi faceva impazzire, così ho sferrato l’attacco e per una volta non mi è toccato ricucire ma strappare: almeno non mi chiameranno più il sarto».