Pillitteri rilancia «L’Opinione»

Nuova grafica, un maggior numero di pagine - da otto diventano dodici -, un inserto dedicato a comunicazione e mass media. «L’Opinione da oggi cambia veste», scriveva nel fondo di ieri il direttore Arturo Diaconale. Il quotidiano fondato nel 1847 da Camillo Benso Conte di Cavour si rifà il look. Per presentare il primo numero della nuova serie, ieri a Milano sono intervenuti il condirettore - nonché ex sindaco del capoluogo - Paolo Pillitteri, il responsabile dell’inserto sulla comunicazione Gianluca Marchi, il critico Paolo Martini e il giornalista televisivo Roberto Vallini.
«La nicchia del mercato che l’Opinione intende conquistare - scrive in prima pagina il direttore - è rappresentata da quella parte della classe dirigente del Paese che crede come l’unica possibilità di rilancio della società italiana passi attraverso la rinuncia a un passato fatto di statalismo, assistenzialismo e chiuso al corporativismo». Il vero confine di un moderno bipolarismo, scrive, «non è quello che divide la destra dalla sinistra. È, al contrario, quello che separa la conservazione dalla modernizzazione». Il quotidiano, ha spiegato anche Paolo Pillitteri, «resterà fedele alla propria idea laica, liberale e riformatrice. Intendiamo portare calma e serenità in un dibattito politico che sta deragliando». Con l’inserto, sottolinea, «vogliamo studiare quello che accade in televisione, che è lo specchio della volgarità del Paese, giunta ormai in un punto di non ritorno, come dimostra la vicenda di Vallettopoli».
L’inserto, sotto la testate Punto.it, sarà di quattro pagine e realizzato con il contributo di sei dei dodici giornalisti di .Com, primo quotidiano nazionale della comunicazione che la scorsa estate ha sospeso le pubblicazioni. Gianluca Marchi, che curerà anche una sezione di analisi degli ascolti televisivi, spiega che la tiratura dell’Opinione sarà a regime, «cioè nel giro di qualche mese», tra le venti e venticinquemila copie. Dalle attuali Milano e Roma, la diffusione passerà infatti a 70 città, grazie al distributore del Giornale. «Per ringiovanire un giornale un po’ vecchio e stanco - riferisce Marchi - abbiamo scelto volutamente un formato leggermente più grande di Finanza e Mercati, perchè è quello meno diffuso in Italia».