La pillola per abortire si vende già in farmacia anche senza ricetta

Padova, ricercatore universitario lancia l’allarme sull’uso improprio di un medicinale contro l’ulcera

Enza Cusmai

da Milano

Sembrava l’argomento più banale e ovvio del mondo, quello dell’aborto fai- da- te, tutto casalingo, che non richiede nè esperti del settore, nè le nuove sperimentazioni torinesi, nè interventi chirurgici traumatizzanti. Per averne la conferma, bastava origliare nei capannelli dei medici in pausa caffè riuniti al congresso nazionale di Bologna della società italiana di ginecologia e ostetricia. Poi un volontario si è fatto avanti. Ha “confessato“. È Bruno Mozzanega, ginecologo della clinica ostetrica di Padova, obiettore di coscienza: «Massì, diciamola una volta per tutte, la pillola abortiva qui in Italia c’è già, si chiama “misoprostol“ e si reperisce facilmente in farmacia. Purtroppo nessuno ne parla apertamente ma il suo uso è probabilmente è molto diffuso».
La notizia ci fa sobbalzare. Verifichiamo in farmacia se il prodotto è davvero in commercio. C’è, c’è davvero, si acquista con 14,38 euro, mutuabile solo parzialmente. Noi l’abbiamo ottenuta addirittura senza ricetta medica, accusando una gastrite e sostenendo di aver ricevuto l’indicazione dal medico di base al telefono. Fatto. Le micidiali pastigliette (50 in ogni confezione) sono pronte all’uso. Per scopi ben diversi da quelli consigliati dal produttore.
Ma è così facile acquistarle dottore?
«Che siano addirittura vendute senza la presentazione della ricetta medica è un fatto gravissimo ma non mi sorprende. Del resto le avevano utilizzate diverse donne extracomunitarie che si sono presentate nell’ospedale dove lavoro a Padova con una grave emorragia in atto».
Andiamo con ordine, lei ha curato donne che volevano abortire in casa con il misoprostol?
«Esattamente. A me ne sono capitate quattro negli ultimi mesi. Dunque immagino che i miei casi non siano solo eccezioni».
E cosa avevano fatto queste signore?
«Volevano abortire e qualcuno ha consigliato loro di introdurre in vagina quattro pastiglie di misoprostol per alcuni giorni, fino all’arrivo della mestruazione».
Dopo che è successo?
«Il loro scopo è stato raggiunto. Le gravidanze si sono interrotte ma questo farmaco ha causato delle emorragie gravi. Queste donne erano fortemente anemizzate, hanno avuto bisogno di trasfusioni».
Dunque il farmaco non è affatto sicuro?
«Non si può dire che il farmaco sia buono o cattivo. Dipende dall’uso che se ne fa. Il misoprostol è una prostaglandina efficace per la terapia gastrica. Ma quando viene usata per scopi abortivi può creare problemi. La realtà è che questo metodo è molto diffuso e spesso funziona benissimo se usato entro la nona settimana di gravidanza».
Il misoprostol è quindi un’arma impropria?
«Sicuramente. Ormai al di fuori della 194 non è più necessario ricorrere al cucchiaio. Questo farmaco può essere utilizzato efficacemente per l’aborto clandestino».
Andiamo sul penale.
«Infatti. Io ho segnalato i casi alla direzione sanitaria che immagino avrà trasmesso la notizia alla procura. A me però interessa che si regolamenti l’uso di questo farmaco. È fondamentale che sia prescritto in modo rigido soltanto al malato ulceroso, non venduto a chiunque si presenti in farmacia e pure sprovvisto di ricetta medica. Senza questi paletti chiunque può abortire senza controllo e con le indicazioni precise segnalate da Internet».
Che c’entra Internet?
«Basta digitare la parola misoprostol e si possono trovare dei siti americani che descrivono l’efficacia del farmaco nell’uso abortivo. Ma non basta. Si consigliano anche le indicazioni per l’uso: quattro capsule da 200 mcg al giorno in vagina per due o tre giorni, la stessa dose che un malato di ulcera utilizza quotidianamente».
Da ginecologo consiglierebbe alle sue pazienti la pillola abortiva in sperimentazione a Torino?
«Sono un obiettore, per me far morire un bambino con il farmaco o con l’aspiratore non cambia molto. Il farmaco agisce in modo lento e inesorabile, una volta preso l’antiprogestinico Ru non si torna indietro. Una donna invece può fermare la mano del medico fino al momento prima dell’intervento».

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