Pillola abortiva, Ruini «scomunica» le Regioni

Andrea Tornielli

nostro inviato ad Assisi

«La Chiesa è consapevole di dover essere fattore di unità e non di divisione dell’Italia», il suo impegno in favore della persona umana non rappresenta un’ingerenza ma un contributo «offerto alla libertà di ciascuno». È il passaggio chiave della prolusione con cui il cardinale Camillo Ruini ha aperto ieri sera ad Assisi i lavori della 55° assemblea generale della Cei. I vescovi sono preoccupati per l’inasprirsi delle polemiche e il tono degli attacchi, e il cardinale decide di rispondere alle critiche di chi nelle ultime settimane ha bollato come «ingerenza» le sue parole senza fare passi indietro ma lanciando dalla città di San Francesco un messaggio rasserenante: nel testo non viene mai pronunciata la parola «Concordato» e non viene abbozzata alcuna risposta a coloro che vorrebbero abolirlo.
Il presidente della Cei, che tra pochi mesi conclude il suo terzo mandato alla guida dell’episcopato italiano, ha citato un brano tratto dalla lettera inviata da Ratzinger al presidente del Senato Marcello Pera lo scorso ottobre in occasione del convegno di Norcia, nel quale il Pontefice parlava della «laicità positiva», aperta al trascendente, e dei diritti fondamentali «iscritti nella natura stessa della persona umana e... pertanto rinviabili ultimamente al Creatore». Da qui Ruini è partito per rispondere alle critiche: «Vorremmo dire dunque, con serenità e senza alcuno spirito polemico, a quanti temono o lamentano una eccessiva presenza o anche ingerenza della Chiesa nella vita pubblica italiana, che la pace civile e religiosa sta molto a cuore anche a noi e che la Chiesa è consapevole di dover essere fattore di unità e non di divisione dell’Italia».
«L’impegno aperto e concreto a favore della persona umana, con i valori inerenti alla sua dignità individuale e sociale – ha continuato il cardinale – non rappresenta a nostro avviso una violazione della laicità della nostra Repubblica, ma piuttosto un contributo, offerto alla libertà di ciascuno, per il suo bene autentico». «Una Chiesa che tacesse su questi temi, per salvaguardare i propri pur legittimi interessi istituzionali, non farebbe invero onore né a se stessa né all’Italia». Viene così spiegata, in tono pacato, la ragione degli interventi pubblici dell’episcopato, che ritiene doveroso pronunciarsi quando sono in gioco valori così importanti ma non intende così facendo essere trascinato nell’agone politico sempre più sensibile in vista delle elezioni politiche di aprile 2006.
Il resto della prolusione di Ruini, dopo aver affrontato i due temi dell’assemblea della Cei – la formazione dei seminaristi e la pastorale sanitaria – ha spaziato su vari temi nazionali e internazionali. Il cardinale ha definito «francamente inaccettabili» le parole del presidente iraniano su Israele e ha lamentato «la scarsezza di una presenza concorde e dinamica» dell’Ue sulla scena internazionale.
Per quanto riguarda l’Italia, Ruini ha detto che la necessità di contenere la spesa pubblica nella legge finanziaria non «deve comportare una compressione dei fondi per il sostegno alle fasce più povere della popolazione» o di quelli destinati alla cooperazione. Il cardinale ha salutato come «segnali positivi» gli aiuti per i nuovi nati, per le coppie che acquistano casa e per le famiglie che mandano i figli negli asili nido, ma ha sottolineato come questo non basti: «Si rimane nell’ambito di cifre che non consentono di impostare una politica familiare capace di incidere seriamente sull’andamento demografico».
Un motivo di grande preoccupazione è invece la diffusione della pillola abortiva. «Ben diverso – ha detto Ruini – è il segnale che viene dalla corsa, in atto in alcune regioni, ad introdurre l’uso della pillola abortiva Ru486. Si compie così un ulteriore passo in avanti nel percorso che tende a non far percepire la reale natura dell’aborto, che è e rimane soppressione di una vita umana innocente».