«Pillola abortiva, sì ai test ma con giudizio»

Parte a Milano una campagna informativa sulla terapia: costerà 100mila euro

Emanuela Fontana

da Roma

La sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 può proseguire all’ospedale Sant’Anna di Torino perché la struttura ha accolto le modifiche proposte dal ministero della Salute. Dopo ripetuti «stop and go» alla sperimentazione, segnata da interruzioni e riprese nel giro di tre mesi, ora il Css dà dunque il via libera all’utilizzo del farmaco, pur predisponendo una serie di cautele. L’ospedale dovrà rispettare la richiesta fondamentale del ministero, ossia che il trattamento avvenga in ricovero effettivo e non in day ospital, e che la donna sia ampiamente informata sulle possibili complicanze del trattamento abortivo chimico a cui viene sottoposta.
Il Consiglio Superiore di Sanità ritiene comunque limitato il pericolo di infezione che potrebbe derivare dal farmaco, perché la morte di quattro donne che in America si erano sottoposte a questa terapia è avvenuta su 2 milioni e 400mila aborti chimici. Il parere è stato approvato in plenaria dall’organo consultivo del ministero retto da Francesco Storace, che a settembre aveva imposto la sospensione della sperimentazione chiedendo all’ospedale di adeguarsi ad alcune raccomandazioni, come appunto quella dell’ospedalizzazione della donna e la distribuzione di alcuni documenti informativi con le avvertenze elencate dalla Food and Drug Administration.
Un nuovo via libera era arrivato prima dal comitato etico del Piemonte e poi dal governo, dopo che i medici avevano inviato un protocollo per la sperimentazione al ministero corretto con le indicazioni di Storace, circa un mese e mezzo fa. Il ministro aveva però precisato che il suo dicastero avrebbe verificato «la coincidenza tra il nuovo protocollo e l’attività di sperimentazione». Contemporaneamente l’ospedale Sant’Anna si era appellato alla giustizia amministrativa con un ricorso al Tar, ancora pendente.
Ora il Consiglio Superiore di Sanità ritiene congrua la procedura del Sant’Anna. È legittima l’importazione, come previsto da un decreto del ’97 firmato dall’allora ministro Umberto Veronesi, a patto però che vi siano effettiva necessità, ricovero, controlli e assenso della donna dopo aver esposto gli eventuali pericoli del farmaco.
Una terapia che da oggi sarà spiegata a Milano con un’ampia campagna informativa: in consiglio comunale è stato approvato un emendamento dei ds che fa tramontare l’idea dell’assessore Tiziana Maiolo del viagra scontato per gli anziani a favore di una diffusa pubblicizzazione proprio sulla contestata pillola sperimentata al Sant’Anna. Lo stanziamento di 100mila euro sarà destinato quindi non alla pillola miracolosa per i meno giovani ma a «una campagna di informazione da proporre nelle pertinenti commissioni consiliari in merito all’adozione della pillola Ru 486 negli ospedali milanesi», come recita il testo che ha avuto un parziale assenso anche da Forza Italia.
Per quanto riguarda l’indagine conoscitiva sulla legge 194 sull’aborto in discussione alla commissione affari sociali della Camera, invece, ieri è stata la volta dei consultori, tra i quali l’associazione dei ginecologi consultoriali (Agico), l’associazione per l’educazione demografica (Aied) e la confederazione italiana dei consultori familiari di ispirazione cristiana. La vicepresidente di questa organizzazione, Olimpia Tarzia, ha chiarito che i consultori sono spesso posti dove la principale attività è quella dei certificati per abortire. E ha puntato il suo intervento su un aspetto nuovo per la commissione: il problema dei feti nati vivi e fatti morire. Tarzia ha annunciato «una raccolta di testimonianze in tutta Italia di medici e ostetriche che raccontano storie di feti nati vivi e lasciati morire, messi alle intemperie, al freddo, ai quali non viene dato da mangiare, o ai quali vengono magari fatte iniezioni per farli morire prima».