Pillola amara per la Turco Il Vaticano: fa sfoggio di «femminismo inutile»

Dopo il ministro per la Famiglia, l’«Osservatore romano» critica anche la diessina per il via libera alla somministrazione della Ru486

Francesca Angeli

da Roma

Aborto farmacologico, pillola del giorno dopo, parto indolore. Se l’obbiettivo del neoministro della Salute, Livia Turco, era quello di scontentare le gerarchie vaticane non poteva scegliere argomenti più idonei a provocare la condanna della Chiesa che da sempre si oppone al principio di autodeterminazione della donna.
E così dopo la scomunica del ministro della Famiglia, Rosy Bindi, per le sua apertura sui Pacs anche la Turco finisce al rogo sulle pagine dell’Osservatore Romano per aver annunciato di voler dare il via libera alla somministrazione della Ru486, la pillola abortiva.
«Un femminismo di cui francamente non si sente il bisogno», commenta il quotidiano dei vescovi che deplorano le esternazioni dei ministri Bindi e Turco e allo stesso modo il plauso a loro tributato dalla diessina Gloria Buffo.
«È sconcertante la premura con la quale i neoministri corrono a dichiarare le loro intenzioni su materie particolarmente delicate e sulle quali, quantomeno, ci si sente di suggerire un poco di cautela» scrive l’Osservatore che in particolare rimprovera al ministro della Salute di essersi pronunciata a favore della sperimentazione della pillola Ru486. Ovvero, scrive il quotidiano «il farmaco che provoca l’aborto e che dovrebbe rappresentare una più sicura alternativa all’interruzione di gravidanza praticata attraverso l’intervento chirurgico».
Ma l’Osservatore ricorda come «nessuna novità scientifica sia arrivata rispetto a questo che è diventato ormai un “omicidio a cuor leggero”: si tratta solo di dare alla donna la possibilità di scegliersi l’arma». Per i vescovi dunque fornire «all’omicida un’arma più veloce» offre «la consolazione di non pensarci su più di tanto». Il rischio, aggiunge, è che per le sue caratteristiche il farmaco da «abortivo» si trasformi in un «contraccettivo». Venga usato insomma con troppa facilità e per evitarlo «serve a poco assicurare che la sperimentazione avverrà nello spirito della legge 194».
Dunque per l’Osservatore la delicatezza di questo problema avrebbe dovuto suggerire al ministro maggiore prudenza. «La richiesta di cautela dovrebbe essere accolta almeno per non ferire la sensibilità di chi non ha in merito la stessa opinione del ministro - conclude la nota del Vaticano -. Su temi come questi, invece di esercitare subito la tanto agognata potestà politica, occorrerebbe verificare le diverse sensibilità dei governati».
Il quotidiano della Santa Sede infine ricorda alle ministre scomunicate le parole di Luca Volontè, capogruppo dell’Udc alla Camera. «Si rendano almeno conto di aver prestato giuramento nell’esclusivo interesse del popolo italiano e non della sinistra e della Rosa nel pugno». Volontè ed altri deputati Udc rivolgono pure un’interpellanza al ministro della Salute chiedendole se «è a conoscenza dei recenti rilievi, esclusivamente medici e scientifici, sollevati da istituzioni e istituti di ricerca riconosciuti a livello internazionale nei confronti dell’assunzione di quella che negli Stati Uniti chiamano kill pill». La RU486 insomma non sarebbe affatto sicura. Volontè poi ricorda alla Turco che la legge 194 «nacque per prevenire l’aborto e non solo per legalizzarlo» e risulta inapplicata proprio nell’articolo 1 che stabilisce come lo Stato garantisca «il diritto alla procreazione cosciente e responsabile» riconosca «il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio».
In difesa della Turco subito si leva il segretario radicale, Daniele Capezzone che giudica «grave e inaudito l’attacco dell’Osservatore».
«C’è qualcuno, anche Oltretevere, che vuole intimidire un ministro della Repubblica, come si è già tentato con Rosy Bindi» dice Capezzone, che poi invita la Turco «ad andare avanti e a tenere duro».