Pillola del giorno dopo, è boom tra le under 20

Uno studio condotto dall'ospedale San Raffaele di Milano: la maggioranza delle donne che prendono
la pillola del giorno dopo sono under 20 (55%),
contro il 45% che riguarda tutte le altre fasce d’età

Milano - La maggioranza delle donne che prendono la pillola del giorno dopo sono under 20 (il 55 per cento), contro il 45 per cento che riguarda tutte le altre fasce d’età (cioè dai 20 ai 50 anni). A conferma che la pillola è divenuta ormai il "contraccettivo di scelta per le giovanissime", lasciate sole (come peraltro i "colleghi" maschi) da genitori e scuola sul fronte dell’educazione e della prevenzione. Sono i dati diffusi dalla sessuologa Alessandra Graziottin, direttore del centro di ginecologia e sessuologia al San Raffaele di Milano, intervenuta al convegno Politiche per un contrasto all’interruzione volontaria di gravidanza nelle donne a rischio promosso dai ginecologi di Aogoi e Sigo.

Il boom della pillola del giorno dopo Se la pillola, come ha ricordato il presidente Sigo Giorgio Vittori, sta conoscendo un vero boom, con un aumento del 59 per cento delle vendite dall’immissione in commercio a oggi e un più 23 per cento in un solo anno, dal 2006 al 2007 (220mila contro 270mila) si deve dunque soprattutto alle giovanissime, che "la considerano un contraccettivo comune - sottolinea la Graziottin - dimenticando che un rapporto protetto è tale se protegge non solo dai figli indesiderati, ma anche dalle malattie". Invece "vedo aumentare pericolosamente il numero di malattie sessualmente trasmissibli tra le giovanissime, dal papilloma alla Chlamydia, cresciuta da a 10 volte negli ultimi 10 anni, ormai una patologia endemica tra under 20".

Un errore d'informazione A questo contribuisce "il drammatico errore storico di aver parlato di contraccezione soprattutto alle femmine in questi anni, trascurando i maschi. A cui bisogna dire con forza che non mettersi il preservativo non è fico, è solo scemo, si mette a rischio la salute propria e della partner". A latitare sono soprattutto i genitori: "Solo il 40 per cento delle madri parla di contraccezione con le figlie, ma la qualità del dialogo è molto bassa". Tanto che le giovani parlano di sesso soprattutto con le amiche (il 63,8 per cento), pochissimo con la mamma e niente (proprio così, zero per cento) con il ginecologo, che rischia così di ridursi a mero "dispensatore" di pillole senza un ruolo forte di supporto e di informazione.

Genitori bocciati in tronco I genitori, secondo la Graziottin, sono insomma da "bocciare in tronco". Appena il 5 per cento di loro sa se la figlia under 15 ha rapporti sessuali a rischio, una categoria che invece ormai riguarda ben il 38 per cento delle giovanissime. E solo il 47 per cento dei genitori ritiene il preservativo sicuro (il 52 per cento si fida della pillola), dati molto inferiori alla reale efficacia dei due metodi contraccettivi. E la scuola non è da meno: "Lì o non si parla di contraccezione o se ne parla male, inculcando pregiudizi sulla pillola (fa venire il cancro, fa aumentare di peso) che rovinano anni di messaggi positivi".