La pillola del giorno dopo in Italia è già libera

Nonostante l’obbligo di ricetta è boom di vendite: oltre 350mila confezioni in un anno, quasi il triplo del numero degli aborti. In Spagna Zapatero vuole distribuirla gratis. Da noi nel 55% dei casi è comprata dalle ragazzine fra i 15 e i 20 anni

Milano - In Spagna il governo Zapatero sta pensando di liberalizzare la pillola del giorno dopo, da noi è come se lo fosse già. In Italia è vero che esiste l’obbligo di ricetta medica e che bisogna pagare il farmaco di tasca propria, ma basta guardare i numeri per rendersi conto di quanto liberamente se ne faccia uso. Nel nostro Paese nel 2006, sono stati effettuati poco più di 130 mila aborti. Nello stesso arco di tempo sono state vendute 350 mila confezioni di pillola del giorno dopo, cioè di quel farmaco che impedisce, in caso di rapporti a rischio, l’impianto dell’embrione. Qualcosa come mille donne ogni giorno hanno abortito solo l’idea di avere un figlio. Il farmaco che stronca la vita al suo inizio, se vita c’era, è classificato tra i contraccettivi d’emergenza, ultima ratio in tutti i casi in cui il gentil sesso non ha voluto fare una scelta di astinenza o di protezione, prima del rapporto. Sta di fatto che per una donna che ha scelto di abortire, ce ne sono state tre che hanno preso la pillola.

Dalla relazione che il ministro della Salute, Livia Turco, ha presentato al Parlamento sull’applicazione della legge 194, emerge che nel 2006 ci sono stati esattamente 130.033 aborti, sia chirurgici, sia medici, con un calo rispetto all’anno precedente del 2,1 per cento. Sono soprattutto le donne tra i 20 e i 34 anni quelle che hanno scelto l’interruzione volontaria di gravidanza e in particolare, si legge nel rapporto, si è evidenziata «una tendenza al ricorso all’aborto tre/quattro volte maggiore per le più giovani». Tra le ragazze con meno di vent’anni, infatti, il tasso di abortività tra il 1983 e il 2005 non ha subito grosse variazioni (-1,3 per cento), mentre lo stesso dato riferito a tutte le donne in età feconda (tra i 15 e i 49 anni) ha registrato un calo del ben 45 per cento.

E sono proprio le più giovani le maggiori consumatrici della pillola del giorno dopo: il 55 per cento degli acquisti sono stati fatti da adolescenti tra i 14 e 20 anni, anche se dati ufficiali non ce sono. Il motivo è abbastanza semplice: per potersi procurare il farmaco, il cui principio attivo è il Levonorgestrel, un progestinico, basta una qualsiasi ricetta medica e con quella andare in farmacia. Non è necessario rivolgersi al proprio medico di famiglia, né a uno specialista, ma basta anche rivolgersi a un pronto soccorso ostetrico-ginecologico. Non ci sono esami psicologici da superare, né consulti di altro genere. E così hanno fatto in 350 mila nel 2006, con un incremento rispetto al 2001 (primo anno di commercializzazione) di quasi il 60 per cento.

Può darsi che non siano state proprio 350 mila giovani ad aver abortito solo l’idea di un figlio perché chi ha usato la pillola una volta, potrebbe anche averla assunta una seconda o terza volta. Così, non si può dire che si sia trattato davvero di 350 mila aborti: chi ha assunto il Norlevo o il Levonelle, i nomi commerciali della pillola, ha avuto un rapporto sessuale a rischio perché nel periodo fecondo e senza protezione, ma non è possibile stabilire se ha portato alla formazione di un embrione. Tant’è, solo l’anno passato quasi il 3 per cento delle donne in età feconda ha scelto molto sbrigativamente di non occuparsi né del prima, né del dopo. Tutto questo nell’epoca dell’Aids. Ma negli ultimi dieci anni le vendite dei profilattici in Italia sono aumentate di appena il 2 per cento, passando da 98.200 pezzi a 100.200.

In sostanza, nel nostro Paese la pillola si è fatta largo da sola, senza l’imprimatur di un governo in cerca di voti. Ma se davvero di prevenzione ci si vuole occupare, occorre considerare le interruzioni di gravidanza vere e quelle presunte.