Pillola per l’aborto, cinque morti sospette

Le compresse non erano contaminate: la causa dell’infezione è un fungo raro e letale. L’agenzia Fda ha aperto un’indagine

Stefano Filippi

La morte di cinque donne scuote l’America. Cinque giovani stroncate da un batterio dopo aver preso la pillola Ru486. Un fungo chiamato Clostridium sordellii, raro e letale, probabilmente insinuatosi in organismi indeboliti dal farmaco abortivo, che ha indotto la Food and drug administration (Fda), l’ente statunitense che tutela la salute pubblica, ad aprire un’indagine. L’autorità sanitaria ha messo in guardia i medici americani e ha convocato, assieme ai Centri federali per il controllo e la prevenzione delle malattie, un meeting scientifico per studiare a fondo la situazione. Il convegno su quello che i funzionari federali definiscono un «mistero medico» si svolgerà all’inizio dell’anno prossimo.
La Fda, secondo quanto ha riferito ieri il New York Times, si è mossa silenziosamente per non creare allarme: niente proclami ufficiali, soltanto la modifica in luglio dei fogli informativi del Mifeprex (questo il nome scientifico della «pillola del giorno dopo» prodotta dai laboratori Danco) e un «warning» sul sito internet pochi giorni fa, una volta raggiunta la certezza che tutti i decessi erano stati provocati dall’infezione. Il sospetto iniziale, rivelatosi infondato, era che le pillole fossero contaminate. Ora invece si teme che la Ru486 abbassi le difese immunitarie. Negli Usa il suo uso è massiccio. Dal settembre 2000, quando fu introdotta tra polemiche infuocate, è stata impiegata in oltre 500mila aborti chimici. In Italia la sperimentazione è agli inizi e il Paese è lacerato.
Adesso però anche negli Stati Uniti incombono perplessità sempre maggiori su questo sistema facile ed economico per interrompere gravidanze non desiderate. Mentre Cinzia Summers, portavoce della casa farmaceutica Danco, si limita a osservare che «è interesse di tutti sapere che cosa è realmente successo», i gruppi pro life rilanciano le accuse contro l’aborto chimico. Wendy Wright, vicepresidente dell’associazione Concerned women for America, sostiene che le morti sono molto più numerose: «Sono contenta che la Fda conduca un’indagine seria - ha detto al Nyt - e spero che proibisca presto il commercio di questo farmaco che ha fatto tante vittime». Il direttore del settore medicinali della Fda, Steven Galson, nota invece che il rischio di morte per infezioni dopo aver preso la Ru486 è analogo a quello di un aborto chirurgico.
Il primo decesso risale al 2001 in Canada, mentre le quattro morti americane sono tutte avvenute in California negli ultimi due anni a causa del medesimo batterio, che si insedia nell’utero per poi entrare nel flusso sanguigno. Proprio questa concentrazione ha insospettito i funzionari della Fda. L’allarme era stato lanciato da Monty Patterson, padre di Holly, scomparsa nel settembre 2003 a Livermore meno di un mese dopo aver compiuto 18 anni. L’uomo lanciò una campagna per bandire il Mifeprex perché rende le donne più vulnerabili. Tra il dicembre 2003 e il gennaio 2004 erano morte due ventiduenni a Pasadena, mentre l’ultimo caso è del maggio scorso a Los Angeles. I familiari di tre delle quattro vittime americane hanno fatto causa alla Danco. Nessun caso simile nei Paesi europei dove pure la Ru486 è largamente impiegata.
In Italia, anche ieri le polemiche sull’aborto sono state roventi. A Pontedera una delle otto donne che hanno iniziato il programma di interruzione della gravidanza con il Mifeprex ha deciso di rinunciare. Il Parlamento ha rinviato la decisione sulla commissione d’inchiesta voluta dall’Udc per verificare la corretta applicazione della legge 194, mentre il ministro della Salute Francesco Storace ha detto che i consultori devono garantire «pari opportunità» per la scelta di abortire o no e anche la fondazione Magna Carta, vicina al presidente del Senato Marcello Pera, non ritiene uno scandalo la presenza dei volontari pro life nei consultori. A sinistra sono sempre più forti le pressioni su Romano Prodi perché dica qualcosa: i verdi alzano le barricate contro la commissione, lo Sdi non vuole che le donne siano trattate da «eretiche», il Pdci chiede che la difesa della 194 sia inserita nel programma dell'Unione. Ma il Professore continua a tacere.