La pillola Viagra compie 9 anni Con lei, lui è tornato potente

L’identikit del consumatore tipo: cinquantenne, di buona cultura, residente al Nord

Il Viagra compie nove anni, e molti, da Helsinki a Finisterre, da Istanbul a Montevideo, in cuor loro dicono: cento di questi giorni. Senza la pillola blu, milioni di uomini sarebbero intristiti anzitempo, rassegnandosi, come fu per i nostri nonni, a veder lentamente declinare appetiti, pulsioni, desideri, che quando non son sorretti adeguatamente, diciamo così, immalinconiscono, battono in ritirata, rinunciano; e se evocano qualcosa è la faccia di un cocker deluso dalla vita.

Si dice che dal 1998 a oggi, solo in Italia, siano state vendute 53 milioni di pillole, il che fa la bella cifra di sei milioni di pezzi all’anno, una più una meno. Ma son dati fasulli, largamente approssimati per difetto. Perché a quelle prodotte regolarmente dalla casa madre, la Pfizer (che ha trovato la classica gallina dalle uova d’oro), bisogna aggiungere quelle smerciate nei Paesi dove il principio attivo non è coperto da brevetto, come l’India (dove va forte il «Kamagra»: un po’ Kamasutra e un po’ Viagra), Singapore, perfino l’Irak del prima e del dopo Saddam Hussein. A Bagdad, per dire, nelle fasi convulse seguite alla caduta del regime, era difficile trovare perfino la benzina; ma un blister di «Samagra» prodotto nelle officine di Samarra (salutato con intima gioia da moltitudini di uomini afflitti dall’effetto ammorbidente del tempo che fugge, oltre che dalla svogliatezza indotta dalle bombe), non lo si negava a nessuno. Si calcola che nel mondo, nei nove anni da che la stella cometa del «sildenafil citrato» ha fatto la sua epifania, siano state vendute un miliardo e settecento milioni di pillole. Ma son numeri, anche questi, che dicono poco rispetto alla rivoluzione, all’autentica rivoluzione nel costume, nelle abitudini che il medicinale ha suscitato nel mondo. Per non dire dei benefici effetti suscitati nella psiche di uomini mica mal abbacchiati dallo strapotere di femmine divenute arcigne, volitive e competitive anche sotto le lenzuola. Dicono che la Pfizer, con quella che comunemente viene chiamata «la pillola dell’amore» sia attualmente presente in 110 Paesi. Ma quelli dove alza più palanche sono gli Stati Uniti e l’Europa. E in Europa, guarda caso, noi italiani siamo al terzo posto, dietro la Gran Bretagna e la Germania. A seguire Spagna e Francia. Il che la dice lunga, per quanto riguarda noi italiani, su una vecchia e consolidata tradizione di machismo per la quale andavamo famosi, tra le signorine e le signore che calavano dal Nord popolato da maschi afflitti da una sindrome per così dire emolliente per inseguire il mito del maschio latino. Un mito che verrebbe voglia di definire durissimo a morire, se non avessimo il timore di suscitare penosi equivoci. Dicono i numeri pubblicizzati dalla casa produttrice della «pillola blu» che le vendite, in Italia, vanno meglio nel centro-nord, e che a farne uso siano soprattutto uomini che da poco hanno superato la cinquantina. Ma l’età media tende ad abbassarsi, e non si sa se il fenomeno debba allarmare (se segnali cioè un problema fisiologico indotto, che so, dall’inquinamento o dal buco nell’ozono) o se invece segnali una sorta di eccesso edonistico, con schiere di giovanotti che inseguono effetti sempre più «performanti»

Sta di fatto che il trend commerciale è in ascesa, anche se non si registrano più gli sfracelli dei primi anni. Nel 2006 le vendite sono cresciute di poco meno del 10%, mentre quest’anno la Pfizer conta di stabilizzarsi su una crescita che si stima intorno all’8-10 per cento. Per il decennale, che cade nel 2008, la benemerita multinazionale americana si prepara a festeggiare questi anni di vacche grasse con una ricerca sociologica che ci dirà come sono mutati l’atteggiamento dei consumatori e la sessualità degli italiani. Poi, dall’anno prossimo, i calcoli andranno rifatti. Arriva la «dapoxetina», e per chi è affetto da eiaculazione precoce (il 40% degli uomini nella fascia di età compresa fra i 20 e i 50 anni) sarà una mano santa, dicono. Affronteremo il terzo millennio con due stampelle invece che una, in attesa che il sesso, e la valanga di problemi che si porta appresso, non venga serenamente a noia.