Pillole di saggezza (e di umorismo) dietro le sbarre

Uscire da una sala teatrale con la sensazione di aver ricevuto una commovente, profonda e al tempo stesso divertente lezione di vita, è un «dono» che raramente viene elargito al pubblico delle nostre sale. Alcuni potrebbero puntualizzare che il ruolo del teatro è un altro. E forse è così. Resta il fatto che sentirsi «arricchiti» è sempre una bella sensazione. Come accade di certo a chi frequenta fino al prossimo 18 maggio il TeatroSette di via Benevento dove è in programma Recidivo Recital.
Piccole e umili pillole di saggezza, che provengono da un mondo che non ti aspetti e che soprattutto non conosci, sono quelle offerte da Enrico Maria Lamanna che firma la regia dello spettacolo scritto da Salvatore Ferraro (finito dietro le sbarre a suo tempo con l’accusa di omicidio colposo per la morte di Marta Russo). Un racconto tragicomico sulla vita dietro le sbarre e - soprattutto - una lucida riflessione sull’utilità del sistema carcerario nei sempre più frequenti casi di recidiva, cioè di quei casi in cui il soggetto non fa altro che entrare e uscire dal carcere come se il ritmo della vita fosse scandito da quel continuo ma inesorabile aprirsi e chiudersi del portone della prigione.
La scena è monopolizzata da un gruppo di attori molto validi pur nelle loro goffe asprezze di debuttanti. Otto attori che non si limitano a recitare ma che trasferiscono al pubblico l’immediatezza di un’esperienza vissuta sulla propria pelle, visto che si tratta di ex carcerati. Affiancati in questo caso dalla gentile disponibilità di due interpreti collaudati come Barbara Marzoli e Andrea Martella.
Dietro l’interrogativo sull’utilità del sistema carcerario si nascondono urgenze ben più profonde, esistenziali. Perché nell’angusta dimensione carceraria l’uomo si trova a sperimentare in maniera concentrata i grandi interrogativi della vita. Magari camuffati da piccole necessità «senza importanza», da prosaici problemi pratici.
Alla fine si esce confortati da questo spettacolo che Lamanna cuce sugli attori con la sapienza di un sensibile demiurgo. E si scopre quanto bene può fare il recupero di ex-detenuti, emancipati al punto da salire sul palco per insegnarci, sorridendo delle proprie sventure, ad essere più tolleranti e comprensivi.