Il pilota: «Carburante ok, niente acqua»

Marianna Bartoccelli

nostro inviato a Palermo

Cammina a fatica, sostenuto dalla moglie e da due funzionari del Consolato tunisino. Quattro giorni dopo l’inferno di sabato scorso il pilota tunisino dell’Atr 72, che da Bari doveva portare in vacanza 35 italiani nell’isola di Djerba, lascia l’ospedale palermitano e ritorna a casa. Con qualche ferita ma soprattutto con l’angoscia di quei minuti nei quali hanno perso la vita 13, forse 16 persone e con il dubbio che quella firma di routine «carburante ok» messa sulle carte a Bari, forse non andava messa.
Torna a casa con il grazie di quanti si sono salvati per la sua perfetta manovra d’ammaraggio ma anche con due pesanti capi d’accusa: disastro colposo e pluriomicidio colposo. «Atti dovuti» ripetono quasi a mezza voce i magistrati palermitani, ma certamente atti che nei prossimi mesi peseranno nella vita di Chafik Gharbi. «Voglio ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini - ha detto il comandante uscendo dall’ospedale -. Il popolo italiano, i medici e gli infermieri di Palermo. Provo un grande dolore perché non sono riuscito a salvare tutti. Ho fiducia nei magistrati, le indagini serviranno a fare emergere quello che è successo. A loro ho detto tutto quello che ricordo». Indaga Palermo ma anche Bari, e le due Procure fanno trasparire una sorta di conflitto di attribuzione. Pare che la Procura di Bari abbia già pronta la richiesta di rogatoria per potere interrogare il pilota, che sino ad oggi è stato ascoltato solo dai Pm palermitani. Ma anche se dovesse risultare dalle perizie (che saranno effettuate in 30 giorni) che il cherosene conteneva acqua o quant’altro, la responsabilità del comandante dell’Atr non sarebbe esclusa. La Procura di Bari ha infatti raccolto il documento con il quale il pilota ha dato il «tutto ok» al rifornimento di Bari, come probabilmente era successo a Djerba. La prassi prevede infatti che ad ogni rifornimento il comandante controlli con delle apposite pasticche se c’è dell’acqua. «Carburante ok» ha scritto quella mattina e avrebbe apposto la sua firma. Quanto fosse reale il controllo o solo di routine ce lo diranno i risultati delle perizie. In ogni caso quel documento non consentirà più al comandante di separare le sue responsabilità. Anche in questo caso si tratterebbe di «errore umano».
Diventano sempre più chiare ormai le linee dell’inchiesta. Da un lato la superficialità nei controlli e man mano che si effettuano i primi accertamenti sul carburante, sia a Palermo che ieri a Bari e che gli esperti iniziano a fornire, anche se a voce, le prime considerazioni, sembra prendere forza comunque l’ipotesi che qualcosa sia avvenuto nella cabina di comando dopo che il primo motore si è spento e che ha causato lo spegnimento del secondo. Possono esserci state quindi delle concause e solo il procedere dell’inchiesta e i pareri tecnici dei consulenti potranno chiarire anche eventuali fragilità strutturali che hanno portato all’incidente. Sulla necessità del recupero della scatola nera sembrano adesso tutti d’accordo. Il ministro Lunardi ha annunziato uno stanziamento di un milione e mezzo di euro anche per tentare di ritrovare i tre dispersi e da Palazzo Chigi viene comunicato che «si conta di disporre di tutte le parti mancanti dell’aereo nell’arco di una settimana». Certamente la possibilità che i magistrati potranno usufruire del recupero della scatola nera sarà determinante per concludere bene e in fretta un’indagine necessaria a restituire sicurezza ai vari Atr che operano nel mondo. Ieri anche il presidente Berlusconi ha inviato un ringraziamento particolare a quanti hanno collaborato all’emergenza dimostrando ancora una volta «competenza e professionalità».