Il pilota e la truffa tra golf e casinò

Diego Pistacchi

Questione di palline. Una finisce in buca, l’altra sul nero. Intanto ad andare in rosso ci pensa il conto corrente di Gabriele Tarquini, tornato agli onori delle cronache non per aver guidato al traguardo di Monza una Formula Uno come ai tempi d’oro, ma per aver mirato la buca numero 18 sul green di Lerici, mentre un ladro giocava coi suoi soldi alla roulette di Sanremo. Un testacoda alla curva del Casinò, avrebbero detto ai tempi in cui stringeva il volante della Osella sul circuito di Montecarlo.
Ok, c’è da mandare indietro il nastro per capire. Un nastro da film, perché ci mancano solo Julia Roberts, Brad Pitt o George Clooney per recitare la sceneggiatura di «Ocean’s Thirteen», terzo episodio della saga dei truffatori più affascinanti di Hollywood che finora ha sbancato nei cinema con «Ocean’s Eleven» e «Ocean’s Twelve». Il resto è già tutto fatto. L’ambientazione è perfetta. Il prato del campo da golf di Lerici è sufficientemente chic, almeno come i grand hotel di Las Vegas. E poi intanto il casinò c’è, perché è proprio al tavolo verde di Sanremo che va in scena la truffa. Le vittime, protagoniste involontarie del raggiro, sono Vip veri, a partire da Gabriele Tarquini, che fino alla metà degli anni Novanta era al volante di una Formula Uno e poi si è confermato gran pilota anche alla 24 Ore di Le Mans.
La trama è stata ricostruita pazientemente dai carabinieri di Lerici. Al Golf Club di Villa Marigola doveva andare in scena un normale torneo e Tarquini, come altri giocatori, aveva lasciato portafogli e documenti nella sua sacca, adagiata vicino all’insospettabile prima buca del green. Niente di strano, niente di diverso dal solito. Ma stavolta, oltre ai soci del club, c’era anche qualcuno in più sul campo di Lerici. Qualcuno che era pronto a entrare in azione con tempi cronometrati. Appostato su un viadotto che dà ampia visuale del green c’era un ladro, probabilmente munito di binocolo per spiare meglio i movimenti dei giocatori. Senza ricorrere a chissà quale diavoleria che si potrebbe inventare lo sceneggiatore del film, il «palo» riusciva comunque a dare informazioni precise a un complice che poteva così agire indisturbato sulle sacche dei golfisti impegnati nel torneo.
Grazie a questa azione sinergica sono sparite così almeno tre carte di credito e due documenti di identità, tra cui quelle di Tarquini. La cosa più sorprendente è stata però la rapidità con la quale i ladri, una volta entrati in possesso delle carte di credito, sono riusciti a trarne vantaggio. Non potendo infatti sperare che il furto non venisse scoperto in breve tempo, i malviventi sono ripartiti subito per l’altro capo della Liguria, riuscendo a «piazzare» la refurtiva prima che i legittimi proprietari si accorgessero di essere più leggeri. La carta di Tarquini, ad esempio, è stata rivenduta a un pensionato savonese che si è subito catapultato al Casinò di Sanremo per spendere il più possibile, sperando in un colpo grosso.
Duemilacinquecento euro sono stati prelevati immediatamente alla cassa della casa da gioco e con altrettanta rapidità sono spariti tra tavoli verdi e roulette. Ma proprio tra una puntata e l’altra è saltato il piano. Un sms spedito dalla società che gestisce la carta «Diners» di Tarquini ha avvertito la vittima che qualcuno faceva spese folli al casinò. Chiaramente il pilota che si trovava sui dolci prati di Lerici ha subito capito che la carta era in mano a qualcun altro. E la conferma l’ha ricevuta mentre già stava andando a denunciare la cosa ai carabinieri, accompagnato da un suo amico imprenditore, anch’egli derubato della carta di credito. Un altro sms infatti lo ha avvertito che era stato effettuato un secondo prelievo da 2500 euro, sempre al casinò. I carabinieri hanno avvertito i colleghi di Sanremo che sono riusciti a bloccare il pensionato di 72 anni che stava dando fondo alla carta di credito. E anche a recuperare gli ultimi soldi. L’anello debole della catena della truffa aveva ceduto. Ma la sceneggiatura del film resta credibile.