Pilota eroe salva tutti come in un film

Dopo l’ammaraggio nell’Hudson, il pilota ha atteso fino all’ultimo che i 155 passeggeri scendessero dall’aereo I colleghi: "Ha fatto tutto con una calma eccezionale". E l’impresa si è conclusa con il solito caffè al bar

Washington - Ha lasciato l’aereo per ultimo, proprio come fanno i capitani veri e tutti i giornali ne cantano le glorie trattandolo da eroe. Il capitano Chesley «Sully» Sullenberger III, 58 anni, californiano, sposato con due figlie, è in realtà più simile a Clark Kent che a Superman, ma, anche senza il portamento del super eroe, ha salvato senza battere ciglio la vita ai 155 passeggeri dell’Airbus 320 della Us Airways con una manovra di fortuna e uno spettacolare ammaraggio sul fiume Hudson. L’eroe con la fortuna che è mancata ai suoi colleghi l’11 settembre 2001. Moltissimi giovedì da New York al New Jersey, guardando un aereo tentare una manovra d’emergenza e ascoltando poi i resoconti di televisioni e radio hanno pensato a un altro 11/9.

Venerdì i quotidiani americani hanno riservato al capitano eroe più fotografie che a Barack Obama. In un’America in preda all’obamania e a soli quattro giorni dall’insediamento del 44° presidente, come successo personale non è male. «Poco dopo l’incidente era seduto nel terminal dei traghetti, con il suo cappello, a bere il suo caffè come se niente fosse successo», ha raccontato un poliziotto al Daily News.
La popolarità di captain Sullenberger è tale che un miliardario di New York, Michael Savage, lo ha perfino invitato come suo ospite d’onore in tribuna centrale sulla Pennsylvania Avenue per assistere alla parata presidenziale di martedì. Il campione di basketball dei Net, Vince Carter, che ha assistito all’atterraggio d’emergenza del volo Us 1590 dalla finestra di casa sua a Weehawken, in New Jersey, ha raccontato: «Non potevo credere ai miei occhi. Mi sembrava di guardare un film in televisione con un atterraggio d’emergenza da manuale. Non ho mai visto una cosa simile e non dimenticherò mai il rumore dell’impatto dell’aereo sull’acqua».

Altri testimoni dicono che il pilota ha fatto scendere l’aereo esattamente come se stesse preparando un atterraggio su pista. Il capitano Sullenberger è stato, concordano i media americani, l’uomo giusto per gestire quello che è il momento peggiore in cui ci si può trovare durante un volo. «Se mai vi dovesse capitare - ha scritto un quotidiano di New York - di poter scegliere il capitano per un volo destinato a un atterraggio d’emergenza, Captain Sullenberger è la persona giusta».

«Sapevo da tempo - ha confidato la moglie di Sullenberger, Lorrie, al telefono da Danville in California - che è considerato un pilota impeccabile». Suo padre, un dentista, e sua madre, una maestra, hanno sempre appoggiato i suoi sogni di volo. Fin da ragazzino «Sully» voleva entrare all’Accademia. E infatti, Chesley Sullenberger si è diplomato nel 1973 alla Air Force Academy. Ha volato, fino al 1980 come militare sugli F4 sia in Europa che sul Pacifico. «Vedendo i filmati dell’atterraggio di ieri - ha spiegato il colonnello dell’Air Force Brett Ashworth - ci si rende conto che l’addestramento militare gli è stato utile». Il capitano eroe è anche un’autorità nel campo della sicurezza in volo. È infatti consulente per la Nasa e la Transportation Authority Safety Board dirige inoltre la Safety Reliability Methods Inc., un’azienda che mette a punto tecniche di sicurezza per vari tipi di industrie.

Le manovre che ha fatto per l’atterraggio di giovedì dimostrano un’abilità incredibile. «A 920 metri d’altezza con due motori fuori uso - ha spiegato un esperto - il pilota non aveva opzioni. Sappiamo che un jet può volare con un motore spento, ma non avevo mai sentito, almeno nell’aviazione americana, di voli con due motori obsoleti che non sono finiti in tragedia».
Secondo i controllori di volo che hanno seguito il pilota Sullenberger dal momento della collisione dell’aereo con uno stormo di oche selvatiche fino all’ammaraggio sul fiume, le comunicazioni fra l’aereo e la torre di controllo sono state condotte con «una calma inquietante». Alla prima proposta dei controllori di far ritorno all’aeroporto La Guardia, Sullenberger ha risposto «Troppo lontano».

Alla seconda opzione di raggiungere il mini aeroporto di Teterboro al di là del fiume in New Jersey, il capitano ha commentato «Non sono sicuro di arrivarci». Sullenberger e il co pilota Jeff Skiles hanno poi concordato con i controllori di volo per l’opzione manovra sul fiume Hudson. «La scelta - ha spiegato il portavoce del Natca, l’associazione dei controllori di volo Doug Church - era obbligata. Dalla torre di controllo si sono dovuti adeguare alla proposta di Sullenberger di tentare il tutto per tutto giocando l’unica carta disponibile».