«Il pilota non diventi il capro espiatorio»

E dalle prime perizie sul relitto risulta che le bocche sono ancora piene di cherosene

nostro inviato a Palermo
«Spero che il mio cliente non diventi il capro espiatorio di una partita dove si giocano grandi interessi». Per il legale, Nino Agnello, del pilota dell'Atr caduto in mare sabato pomeriggio inizia da ieri una difficile partita. «Ammaraggio perfetto» hanno sostenuto quasi tutti, grazie al quale è stato possibile salvare più della metà dei passeggeri. Ma il nodo da sciogliere adesso è quello del blocco del secondo motore, seguito al primo. «Un fatto impossibile» - dicono gli esperti spiegando le tecniche di costruzione del bimotore. Ed è per questo che l'inchiesta si è subito mossa sull'ipotesi del carburante sporco. Ma l'Agenzia nazionale per la sicurezza sul Volo sembra propendere per l'errore umano, subito dopo il blocco del primo motore. L'Ansv ha dato incarico ad una società privata di recuperare la scatola nera e ha chiesto ai propri tecnici di compiere accertamenti sui due motori depositati sulla banchina del porto di Palermo. Sempre a Palermo il capo della Procura Piero Grasso coadiuvato dal pm Marzia Sabella, ha deciso di compiere una serie di atti cosidetti «irripetibili», necessari a verifiche urgenti per evitare che i reperti subiscano modifiche e per consentire a tutte le parti di assumere una difesa nei vari momenti dell'indagine. È per questo che la Procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati «come atto dovuto» Ettore Fumagalli, il responsabile del deposito di cherosene di Bari, Alessandro Perfetto, il trasportatore dell'autocisterna che ha effettuato il rabbocco di carburante all'Atr a Bari e il comandante dell'equipaggio Chafik Gharbi. L'ipotesi di accusa è disastro colposo. Le indagini hanno preso l'avvio con le comunicazioni di rito ai legali di ognuno, Cristiano Galfano per la società barese che fornisce il cherosene e Nino Agnello per il pilota. Presente anche, come parte offesa, Francesco Paolo Salinas legale della compagnia aerea di bandiera, la Tuninter. Accanto a loro anche un esponente del consolato tunisino. Ai quattro periti nominati dalla procura di Palermo si è aggiunto il consulente voluto dal legale del pilota, arrivato con urgenza nel pomeriggio, prima che iniziassero i prelievi sui pezzi del velivolo recuperati. I prelievi doverosamente filmati da un cameraman della Procura serviranno soprattutto ad analizzare la qualità del cherosene.
La prima fase dell'inchiesta ruota proprio attorno al carburante e già ieri è stato accertato un primo elemento. Due bocche dell'aereo sono ancora piene di carburante. Il primo dubbio è stato così fugato: il gasolio c'era a sufficienza per consentire un normale atterraggio. I campioni verranno confrontati con quelli che oggi gli stessi periti della procura preleveranno nell'autobotte sequestrata a Bari. Questa mattina infatti periti e legali sia del pilota che di Fumagalli saranno all'aeroporto di Bari. Gli accertamenti sull'autobotte barese dovrebbero valutare se ci possono essere state scorie o detriti finiti poi nei motori dell'aereo. Almeno in uno, quello che si è bloccato per primo. Questo sospetto degli investigatori nasce dal fatto che l'Atr è stato rifornito dopo altri cinque velivoli in partenza da Bari, quindi con l'ultima parte del cherosene, 340 litri, rimasta nell'autocisterna.
«Il mio assistito ha tenuto un comportamento esemplare sotto il profilo protocollare, procedurale e delle norme da attuare in questi casi» - è stato l'unico commento dell'avvocato Agnello a conclusione dell'interrogatorio durato circa un'ora del pilota. Interrogatorio effettuato davanti ad un perito del Tribunale e agli esperti dell'Agenzia per la Sicurezza.