Il pilota di rally arrestato in pista

Arrestato durante le prove del rally-show all’autodromo di Monza, per una maxi frode fiscale. Il pilota di rally e team manager Riccardo Errani, 59 anni, forlivese con residenza a Montecarlo, ufficialmente nullatenente, gestiva in realtà un vasto raggiro fiscale legato a sponsorizzazione sportive.
Con l’aiuto di una cartomante prestanome di Senigallia, che in due anni ha prelevato per lui circa 6 milioni di euro, e del suo navigatore e cronista sportivo Stefano Casadio, tra il 1998 e il 2010 Errani avrebbe tirato le fila di una frode fiscale legata a sponsorizzazioni sportive, con 19 milioni di euro di redditi non dichiarati al fisco e 12 milioni di imposte evase (8 milioni di Irpef e 4 di Iva).
La Guardia di finanza ha bloccato il pilota poco prima della gara, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata a reati fiscali. Ritenuto di fatto residente in Italia, il Errani non si era presentato alla punzonatura («sono indisposto» aveva spiegato al telefono), tanto che la sua Ford Mustang 500 all’ultimo era sparita dalla «griglia». Nell’inchiesta della procura di Ancona sono indagate a piede libero anche altre otto persone, tra cui il co-pilota, la maga, e un commercialista anconetano che avrebbe curato la contabilità di Errani fino al 2006.
Contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Carlo Cimini su richiesta del pm Andrea Laurino, sono stati disposti sequestri su beni riconducibili ad Errani: 25 auto da rally, la sede dell’Errani Team a Faenza, 30 conti correnti bancari e due immobili a Rimini. In sostanza, ha spiegato la Finanza, il pilota riusciva a polverizzare gli introiti derivanti dalle sponsorizzazioni sportive, dirottandoli verso società filtro con conseguente elusione delle imposte.
Gli investigatori hanno ricostruito un giro di fatture per operazioni inesistenti o gonfiate per 34 milioni di euro, spalmate tra Marche, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Repubblica di San Marino. Con un complesso intreccio di società, il denaro degli sponsor affluiva nelle tasche di prestanome che non pagavano le tasse, ed effettuavano prelievi di contanti (fino a 100 mila euro al giorno) per poi consegnarli al pilota o al suo fiduciario che li accompagnava in banca.