Piloti, così stressati da organizzare un torneo di golf

Anche se sono sull’orlo del baratro le aquile sponsorizzano e partecipano a una gara sul green di Castel San Pietro Terme

Signori piloti, ebbene sì, ve lo siete meritato. È cosa buona e giusta che, mentre Alitalia vacilla sull’orlo del burrone, prendiate una sana pausa ristoratrice e vi dedichiate al Golf Meeting delle Compagnie aeree italiane. Ci vuole un bel diversivo disintossicante dopo le nottate passate a discutere e trattare, dopo lo stress di interviste, polemiche, battimani. La terza edizione del challenge è lì che vi attende da domani nel verde di Castel San Pietro Terme, alle porte di Bologna, località che per molti vacanzieri del Nord è sinonimo di un autogrill perennemente intasato sulla A14, mentre per voi significa pace, relax, distensione. Il maltempo ha costretto a un rinvio, ma ora i vostri meteorologi garantiscono sole e serenità.
Le aquile alle quali il torneo fosse sfuggito devono semplicemente cliccare sul sito dell’Anpac, la benemerita associazione dei piloti, quella che tiene in pugno il futuro dei voli nei cieli italiani. C’è ancora tempo per formare una compagine, ma occorre sbrigarsi. Il Golf Meeting aereo, sponsorizzato da sei compagnie tra cui Alitalia e dalla stessa Anpac, conosce infatti un successo crescente: nel 2006, alla prima edizione, le squadre concorrenti erano appena nove, l’anno scorso sono raddoppiate e ora sono cresciute ancora, 21. Chissà se rivincerà per la terza volta «Alitalia B767», nome preso a prestito da un gigante dell’aria dove evidentemente ogni tanto in cabina si abbandona la cloche e si impugna la mazza.
Il golf è lo sport dei benestanti, il passatempo dei Vip, il trastullo dei manager. Il green è il terreno dove allacciare contatti e sciogliere tensioni, e la bianca pallina rugosa è la controparte da colpire con forza e precisione. Il golf è insomma l’emblema dei nostri piloti: ricchi, famosi e impegnati nella lotta sindacale. C’è da stupirsi se è anche il loro hobby preferito?
Devono liberarsi dallo stress che come un nuvolone estivo si addensa sulla loro testa. Il presidente della medesima Anpac, Fabio Berti, ha lanciato ieri un angoscioso grido di dolore: «Sembra che qualcuno voglia creare un’azienda che produce forme di pressioni psicologiche gravissime sui piloti che portano anche a incidenti aerei», ha avvertito. Nientemeno: i «capitani coraggiosi» si sentono sotto ricatto, umiliati, impoveriti, e se per caso un jet dovesse finire fuori pista come a Madrid poi non si dica che non eravamo stati avvertiti. «I viaggiatori si devono preoccupare», ha aggiunto Berti mentre i passeggeri toccano ferro sotto la cintura.
I piloti dunque sono stressati, e sotto stress non si lavora bene. «La sicurezza del volo è il tema per cui noi piloti esistiamo e lottiamo per garantire qualità e dare sicurezza ai passeggeri», garantisce il capo di aquila selvaggia. È per questo che hanno fatto saltare il tavolo con la Cai. È soltanto per questo che hanno gioito per il fallimento della trattativa, facendo indignare il resto del Paese. Ed è unicamente per questo che stanno sulle barricate in difesa dei loro privilegi e dei loro superstipendi. Delle indennità di volo percepite da chi vola e delle indennità di non volo incassate da chi non vola (ma la paga base per cosa la prendono?).
Solo per questo difendono le innumerevoli voci della retribuzione (indennità, permessi, diarie eccetera) che, come ha spiegato il Riformista, vengono tassate per metà rispetto a qualsiasi altro lavoratore. E se un pilota fa il sindacalista a tempo pieno, come appunto il comandante Berti che non può superare i sei giorni di volo al mese, ha diritto a una «mancata indennità di volo» fissa di 7000 euro mensili di cui soltanto la metà è tassata. In busta paga, fanno 20mila euro in più rispetto a comandanti con maggiore anzianità, più ore di volo ma nessuna attività sindacale.
Non c’è altro motivo per cui ieri piloti, assistenti di volo e personale di terra si sono detti disposti a comprarsi una fettina della compagnia aerea sacrificando una parte dello stipendio e le liquidazioni già accumulate: 340 milioni di euro. «Vogliamo supportare - assicura Berti - qualunque progetto serio e credibile per il rilancio di Alitalia». Purché non sia targato Colaninno. La proposta verrà messa nero su bianco entro il 30 settembre. Sono in corso contatti per trovare nuovi partner, ma le sigle coinvolte (Anpac, Up, Avia e Sdl) non nascondono che il loro sogno non è comprarsi Alitalia, ma farsi comprare dai danarosi tedeschi di Lufthansa.
Tanto peggio tanto meglio, è il vero motto di piloti e hostess. Loro, a differenza della gran parte del personale Alitalia, il lavoro sono sicuri di non perderlo perché gli aerei cambieranno anche padrone e colore sulle fusoliere, ma ci vorrà sempre qualcuno che li faccia volare. Nell’attesa di capire chi sarà questo cavaliere alato, abbandoniamoci al golf. È la disciplina in cui eccellono gli svedesi perché, come ha svelato la campionessa Minea Blomqvist (citata dal collega Gabriele Villa nel suo blog), «in questo sport bisogna avere la mente libera e nella loro testa non c’è niente». In quella degli scandinavi, beninteso.