Piloti e hostess minacciano il blocco dei cieli

Il fronte del "no" alla Cai chiede al governo e alla società di
riaprire la trattativa, o sarà sciopero generale del trasporto aereo.
Ma la compattezza si crepa: uno dei sindacati autonomi, l’Anpav,
abbandona l’assemble. Il retroscena: <strong><a href="/a.pic1?ID=303409">le ragioni &quot;incoffessabili&quot; della rottura</a></strong>

Roma - Un altolà al governo e a Cai finalizzato al ritiro degli accordi del 31 ottobre («lodo Letta» in primis) e un invito alla Cgil di Guglielmo Epifani a scavalcare nuovamente le barricate e a unirsi alla protesta. Questo, in sintesi, l'esito delle oltre 4 ore di assemblea indetta dai sindacati autonomi di Alitalia (Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl) che hanno rifiutato le proposte contrattuali di Colaninno & C. L'obiettivo è chiaro: costringere azienda e governo a riaprire le trattative e, in caso di mancata convocazione, indire uno sciopero generale dell'intero trasporto aereo.

Eppure, le premesse erano ben diverse da quelle che sono state le conclusioni. Nella sala mensa dell'area tecnica di Fiumicino gli oltre mille partecipanti avevano iniziato la riunione con ben altro spirito applaudendo e manifestando consenso ogniqualvolta un rappresentante incitava allo sciopero tout court. «Siamo riusciti a contenere l'esasperazione dei lavoratori», spiega il presidente Avia, Antonio Divietri, a riunione finita.

Ma il furore della folla una vittima, in senso metaforico, l'ha provocata. È Massimo Muccioli (Anpav) che, contestato dai partecipanti per aver siglato a settembre gli accordi di Palazzo Chigi, ha abbandonato l'assemblea lamentando di essere stato bersaglio di un «vero e proprio agguato». A poco sono valsi i tentativi del presidente Anpac Fabio Berti e di Divietri per riportarlo dentro, almeno in conferenza stampa. Niente da fare: il cosiddetto «fronte del no» ha dovuto registrare se non proprio una spaccatura, almeno un'incrinatura.

In ogni caso, si è riusciti a fare approvare all’unanimità due mozioni. Con la prima i lavoratori di Alitalia e di Air One danno mandato ai rappresentanti di «predisporre ogni iniziativa per la cancellazione dell'accordo del 31 ottobre e il ripristino di corrette relazioni industriali» e di «trattare con Cai e governo per la tutela dell'occupazione anche mediante il ricorso a un esteso part-time e alla rimodulazione del piano industriale».

La seconda mozione, invece, «sulla base delle dichiarazioni di Guglielmo Epifani» chiede a Filt-Cgil di ritirare la firma dal «lodo Letta». Non è un’«ipotesi peregrina», osservano fonti sindacali, giacché lo stesso Epifani in privato avrebbe incoraggiato le azioni degli autonomi, mentre nelle sue recenti dichiarazioni pubbliche alcuni leggono una sconfessione del collaborazionismo del segretario Filt, Franco Nasso. Anche qui l'obiettivo sembra quello di ricreare il fronte che incagliò la trattativa a settembre.

«Se non ci riconvocano, la nostra risposta sarà adeguata e fermissima», ha dichiarato Andrea Cavola (Sdl). «Quegli accordi, che prevedevano sacrifici pesantissimi e che abbiamo accettato, non sono stati mantenuti», gli ha fatto eco Fabio Berti. Mentre il presidente Up, Massimo Notaro, si è chiesto «perché Cai, dopo gli accordi di settembre, abbia un ulteriore bisogno di ridurre il costo del lavoro. Forse vogliono fare extrautili sulla pelle delle persone?». Il discorso è sempre il medesimo: i criteri di assunzione sono considerati restrittivi e penalizzanti.

Ironia della sorte l'assemblea si è svolta nello stesso giorno in cui il commissario straordinario di Alitalia Fantozzi ha iniziato a vagliare l'offerta di Cai «vincolante ed irrevocabile fino al 30 novembre 2008». La proposta «è unica e inscindibile, per cui l'accettazione sarà efficace solo se riferita alla stipulazione di tutti i contratti». I margini di manovra sono perciò limitati.